Anche gli imam vogliono l’albo professionale: e non solo loro…

Pubblicato il 8 marzo 2010 14:28 | Ultimo aggiornamento: 8 marzo 2010 14:31

Anche gli imam vogliono un albo professionale: la proposta di legge è stata promossa da Souad Sbai, parlamentare del Pdl di origine musulmana. I promotori dell’albo vogliono così evitare che “falsi imam” possano esercitare questa attività. Per essere un imam “certificato” dalla legge sarà necessaria almeno una laurea di primo livello in una facoltà di studi orientali.

Questa è solo una delle proposte che vengono discusse ogni anno in Parlamento per l’istituzione di albi e registri professionali. In Italia, durante ogni legislatura, circa 50 categorie chiedono la regolarizzazione attraverso l’istituzione di un proprio albo. Gli iscritti alle Camere di commercio sono circa 6 milioni: nonostante la stragrande maggioranza sia composta da commercianti (4 milioni), non mancano registri “curiosi”, come ad esempio imbottigliatori di vino e pesatori pubblici.

Tra gli albi più singolari spiccano quello dell’assaggiatore di pizza e quello degli operatori di riabilitazione equestre. Se i primi devono essere abili a riconoscere una mozzarella Dop rispetto a una meno pregiata, i secondi sono specializzati nell’utilizzo di tecniche “equestri” per la riabilitazione dei disabili. Anche centralinisti, mediatori culturali e persino i consulenti filosofici hanno i loro albi di riferimento.

L’Antitrust  ha già espresso parere negativo sulla “corsa all’albo”: secondo l’Antitrust questi elenchi vanno contro i principi del libero mercato e della concorrenza, che contraddistinguono la legislazione europea.

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Ma non tutte le categorie sono contente dopo aver ottenuto il proprio albo: i restauratori ad esempio si lamentano perché per iscriversi all’albo devono rispondere a requisiti rigorosi, che rischiano di escludere l’iscrizione di circa 20 mila lavoratori.