Alcoa, iniziato lo spegnimento degli impianti. I lavoratori: “Marcia su Roma”

Pubblicato il 1 settembre 2012 18:37 | Ultimo aggiornamento: 1 settembre 2012 20:31
Alcoa

(Foto Lapresse)

CAGLIARI – L’Alcoa ha iniziato le operazioni di spegnimento degli impianti dello stabilimento di Portovesme.

Lo stop era previsto dagli accordi sottoscritti il 27 marzo 2012 con le Organizzazioni Sindacali, il Governo Italiano e le altre autorità coinvolte.

”Il processo di fermata dello smelter, della fonderia e del reparto produzione anodi richiederà alcune settimane per essere completato”, ha spiegato l’Alcoa in una nota.

L’azienda ha anche fatto sapere che dopo il completamento delle operazioni di fermata i dipendenti continueranno ad essere impiegati fino alla fine dell’anno per mettere in sicurezza l’impianto ed assicurare la possibilità di un suo futuro riavvio, da parte di un nuovo operatore, nel corso dei 12 mesi seguenti il completamento del processo di fermata.

”Per mantenere concreta la possibilità del riavvio – sostiene la multinazionale Usa – è di cruciale importanza che lo svolgimento delle operazioni di fermata avvenga in modo corretto e senza ritardi, in conformità al piano di fermata predisposto da Alcoa. A questo fine, siamo pertanto fiduciosi che le organizzazioni sindacali ed i dipendenti dello stabilimento coopereranno responsabilmente al processo di fermata nel miglior comune interesse. Siamo sinceramente dispiaciuti che fattori al di fuori del nostro controllo, tra i quali la situazione economica e gli oneri imposti dal sistema regolatorio europeo abbiano contribuito in maniera cosi pesante alla decisione. Ribadiamo tuttavia che Alcoa manterrà l’impianto in condizioni tali da permettere una ripartenza con un altro operatore per un anno intero, tempo durante il quale le condizioni economiche potranno migliorarsi e garantire un futuro più sereno per Portovesme”.

Dal primo gennaio 2013 Alcoa garantirà ai propri dipendenti il pacchetto di misure sociali concordato in aprile e che comprenderanno Cassa Integrazione, Mobilità, assistenza per la formazione e la riqualificazione per trovare un nuovo impiego.

Cgil: “L’Alcoa si vergogni”. ”Alcoa deve vergognarsi a non concedere tutto il tempo necessario per trovare una soluzione, tanto più ora che vi è anche una offerta della società svizzera”: a dirlo è Augustin Breda, dirigente nazionale Cgil e coordinatore lavoro società Fiom nazionale ”Per decenni – dice Breda- l’Alcoa ha ricevuto dallo stato e dall’Enel l’energia elettrica a prezzi di favore. Vantaggi che sono però stati pagati da tutti i cittadini italiani con un sovrapprezzo di scopo sulle loro bollette, a compensazione totale del minor prezzo pagato dalla multinazionale. Centinaia di milioni di euro passati dalle tasche degli italiani direttamente alla multinazionale americana per abbattere il prezzo dell’energia e quindi dell’alluminio prodotto per stare sul mercato europeo”.

I lavoratori in marcia su Roma il 5 settembre. Dopo la decisione della multinazionale è salita la tensione tra i 501 lavoratori dell’Alcoa, nella fabbrica di alluminio di Portovesme. Promettono nuove azioni di lotta e una marcia su Roma, stavolta con 400 persone, in occasione del prossimo incontro al Ministero dello sviluppo economico, previsto per mercoledì 5 settembre. ”Speriamo vivamente che per quel giorno Glencore presenti la lettera di intenti – ha detto Massimo Cara della Rsu Cisl, al termine dell’assemblra di questo pomeriggio – perché altrimenti non sappiamo davvero cosa possa succedere”.

Dello stesso avviso anche Bruno Usai, delegato Rsu Cgil che non nasconde la delusione per il vertice romano. ”Adesso ci concentriamo per il vertice del 5 – fa sapere – contiamo di andare a Roma con 400 lavoratori, certo la preoccupazione è alta. Siamo tutti padri di famiglia”.

Per Franco Bardi, segretario provinciale Fiom, ”è una lotta contro il tempo, noi terremo sempre, e l’ho ribadito in tutti miei interventi un atteggiamento responsabile in difesa dello stabilimento. A noi interessa che il 5 settembre ci sia la lettera di intenti”.