Alibaba, Jack Ma silura Trump: ritira offerta di 1 milione di posti di lavoro negli Usa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 settembre 2018 20:11 | Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2018 0:10
Alibaba silura Trump: Jack Ma dopo dazi a Cina non porta lavoro in Usa

Alibaba, Jack Ma silura Trump: ritira offerta di 1 milione di posti di lavoro negli Usa (Foto Ansa)

WASHINGTON – Aveva promesso di creare un milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti, ma dopo i dazi imposti da Donald Trump alla Cina il miliardario Jack Ma e fondatore di Alibaba fa dietrofront. L’uomo più ricco della Cina non usa mezzi termini: “Non ci sono più le condizioni”. E l’ambizioso progetto di far sbarcare il colosso dell’e-commerce Alibaba in America sfuma insieme a tutti i posti di lavoro che avrebbe potuto creare.

Alibaba si propone ormai da tempo come competitor di Amazon ed e-Bay e lo stesso Trump si era vantato della sua capacità di attrarre posti di lavoro persino da una realtà legata alla Cina. Era il gennaio 2016 e Jack Ma, che al momento della quotazione in borsa di Alibaba si era ritrovato miliardario, lo andò a trovare alla Trump Tower di New York. “Io e Jack faremo grandi cose”, disse il non ancora eletto presidente Usa, salvo poi imporre i dazi proprio alla Cina.

Ora Alibaba si aggiunge alla lista delle grandi aziende e multinazionali – dalla Apple ad Amazon, dalla Nike a Google – che dicono no alle politiche di Trump e soprattutto a un’escalation delle tensioni commerciali tra Washington e Pechino. Tensioni – ètornato ad avvertire il Fondo monetario internazionale – che rischiano di comportare “costi significativi” per l’economia globale. “In una guerra commerciale non ci sono mai vincitori”, ha ammonito il portavoce dell’istituzione finanziaria guidata da Christine Lagarde.

“La premessa di quella promessa del milione di posti di lavoro in Usa – ha spiegato Ma in una intervista all’agenzia di stampa cinese Xinhua – era quella di relazioni commerciali amichevoli tra Stati Uniti e Cina. Ma questa premessa non esiste più, e la nostra promessa non può essere mantenuta”. Parole chiare, a cui segue quello che è stato interpretato come un vero e proprio affondo nei confronti della Casa Bianca: “Il commercio non è un’arma e non dovrebbe essere usato per cominciare le guerre, ma dovrebbe essere un fattore chiave per la pace”, ha lamentato il ‘guru’ di Alibaba che di recente ha annunciato il suo ritiro dai vertici del gruppo per dedicarsi alla filantropia, proprio come un altro ‘collega’ miliardario a cui dice di ispirarsi, Bill Gates.

Difficile però immaginare che Ma si staccheràdavvero dalla sua creatura. “Alibaba comunque non smetterà di lavorare duramente per contribuire a uno sviluppo di sane relazioni commerciai tra Stati Uniti e Cina”, ha anche detto Ma. Sta di fatto che ormai il sogno del milione di posti è tramontato, e difficilmente Trump – che per ora non ha risposto – non se la legherà al dito.

Per il momento il presidente americano preferisce l’ennesimo affondo su Twitter contro il cartello petrolifero dell’Opec: “Noi proteggiamo i Paesi del Medio Oriente, non sarebbero sicuri a lungo senza di noi, e ancora continuano a spingere per prezzi del petrolio sempre più alti! Ce ne ricorderemo. Il monopolio Opec deve abbassare i prezzi ora!”, il monito di Trump, dopo il quale il prezzo del petrolio, in forte rialzo da giorni, è scivolato di nuovo a New York sotto i 71 dollari.