Alitalia, Etihad: “Chiudere entro il 28 o ce ne andiamo”. Poi le smentite

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 Luglio 2014 9:58 | Ultimo aggiornamento: 25 Luglio 2014 11:25
Alitalia, Etihad: "Chiudere entro il 28 o ce ne andiamo". Del Torchio smentisce

Alitalia, Etihad: “Chiudere entro il 28 o ce ne andiamo”. Del Torchio smentisce

ROMA – Chiudere l’accordo entro il 28 luglio, lunedì, oppure Etihad farà un passo indietro. La compagnia in trattativa con Alitalia  sarebbe passata alle minacce, secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, visto che l’intero affare, complice la divisione nel fronte sindacale, rischia di far slittare la stretta di mano finale tra le due parti. Entrambe le compagnie, però, smentiscono l’ultimatum.

Intanto l’assemblea degli azionisti di Alitalia, che si riunisce venerdì a Fiumicino, approverà solo il bilancio 2013 e l’aumento di capitale, mentre, secondo quanto si apprende, non si parlerà del contratto con Etihad.

I fronti spaccati al momento sono due: sindacati e azionisti. Due pensieri non da poco per Etihad. Sintetizza il Corriere della Sera:

La Uil non partecipa al referendum fra i lavoratori indetto dalla Cgil e dalla Cisl. Bolla come «farsesca» la consultazione, chiede ai dipendenti della compagnia di boicottarlo e ne organizza un altro per la prossima settimana. Quindi ben oltre il tempo massimo. Gli altri ribattono: «La Uil gioca al fallimento». Non bastasse, la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso continua a spedire all’indirizzo del governo segnali minacciosi. L’ultimo ieri mattina: «Con la mobilità dei lavoratori Alitalia il governo apre un precedente pericolosissimo».

E poi gli azionisti. Le Poste, soprattutto. Ricordate com’era cominciata l’avventura postale nell’Alitalia? La compagnia era in debito d’ossigeno e il governo di Enrico Letta non trovava nessuno disposto a metterci dei quattrini. L’ex amministratore delegato delle Poste Massimo Sarmi, in lizza per la riconferma al vertice del gruppo, accettò di investire 75 milioni. Con il risultato che adesso, con il 19,5 per cento del capitale, il gestore pubblico della corrispondenza è il principale socio della nostra compagnia di bandiera davanti a Intesa San Paolo. L’investimento venne sorprendentemente definito «strategico», chissà se in relazione al fatto che le Poste controllano a loro volta un piccolo vettore aereo, la Mistral air, creata negli anni Ottanta dall’attore Bud Spencer e acquistata una decina d’anni fa, quando l’azienda pubblica era guidata dal futuro capo di Intesa Corrado Passera. Ma a Palazzo Chigi non c’è più Letta: al suo posto è arrivato Matteo Renzi. E anche Sarmi ha dovuto lasciare le Poste: lo ha rilevato Francesco Caio. Il quale a quanto pare la vede in modo decisamente diverso. Ha detto chiaro e tondo che siccome la sua società deve quotarsi in Borsa, ogni investimento deve avere «un forte orientamento al futuro». O si rompe con la vecchia logica, magari costituendo una società nuova di zecca ripulita dalle scorie del passato recente, o non se ne fa niente.

L’amministratore delegato Alitalia, Gabriele Del Torchio, smentisce ogni indiscrezione circa l’ultimatum Etihad: “Non mi risulta”. 

Nessun ultimatum ad Alitalia anche a detta di Etihad. Le fonti vicine alla compagnie, citate dall’agenzia Ansa, negano che sia stato chiesto ad Alitalia di chiudere l’accordo entro lunedì 28 luglio.