Alitalia, l’ad promette lacrime e sangue o l’estinzione. No dei sindacati, Governo alla finestra

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 marzo 2017 13:03 | Ultimo aggiornamento: 21 marzo 2017 13:03
Alitalia, l'ad promette lacrime e sangue o l'estinzione. No dei sindacati, Governo alla finestra

Alitalia, l’ad promette lacrime e sangue o l’estinzione. No dei sindacati, Governo alla finestra

ROMA – Alitalia, l’ad promette lacrime e sangue o l’estinzione. No dei sindacati, Governo alla finestra. Il piano di tagli draconiani (2mila esuberi solo sul personale di terra) di addetti e retribuzioni (31% la fetta indigesta) presentato dall’ad australiano di Alitalia Cramer Ball, supportato dall’appena arrivato Luigi Gubitosi, è approdato sul tavolo di una trattativa, l’ennesima, che appare complicatissima.

“Il nostro è un piano forte e sostenibile che ha come obiettivo primario la sopravvivenza della compagnia”, ha sottolineato Ball dopo l’incontro con una cinquantina di persone – racconta il cronista de Il Messaggero – stipate nel salone del Ministero dello Sviluppo, tra sindacalisti della pletora di sigle, rappresentanti del governo, azionisti. Ma la proposta di Ball corrisponde davvero a un aut-aut drammatico, a un prendere o lasciare senza alternative.

Servono 400 milioni di euro freschi entro fine mese altrimenti non ci saranno più soldi per far volare gli aerei e pagare gli stipendi, con Etihad disposta a mettere i suoi 200 (detiene il 49% della società) e le banche che invece non hanno più intenzione di buttare risorse nel pozzo di San Patrizio di Alitalia. Per questo si insiste ancora nota Il Sole 24 Ore – benché lo Statuto lo vieterebbe – di un coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti come garanzia pubblica.

«Ora dobbiamo sopravvivere – ha spiegato il top manager rivolto ai ministri Carlo Calenda e Graziano Delrio e ad una schiera infinita di sindacalisti – per questo bisogna arginare le low cost, tagliando le spese. Poi ripartiremo e cresceremo». La linea è nota. Contiene la richiesta implicita all’esecutivo di riequilibrare, diminuendoli, i privilegi di Ryanair e Easyjet, che stanno letteralmente soffocando Alitalia sul corto e medio raggio. O quanto meno quella di non intralciare il cammino verso una sforbiciata sostanziosa, almeno il 30%, ai salari di hostess, steward, impiegati e piloti. Da realizzare subito. Prima che proprio le low cost, che hanno spese complessive del 40% inferiori, si prendano tutto il mercato domestico e una parte di quello europeo dell’ex vettore nazionale. Anche il presidente in pectore Luigi Gubitosi, che presto avrà pieni poteri, non è andato leggero: «Non siamo Lufthansa e abbiamo poco tempo per chiudere questa trattativa. Bisogna che tutti riconoscono che abbiamo una struttura dei costi non sostenibile. No quindi ai soliti rituali sindacali». (Umberto Mancini, Il Messaggero)