Privatizzazione Alitalia, Baldassarre diffuse notizie false e fuorvianti? La Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per aggiotaggio

Pubblicato il 25 Novembre 2010 16:20 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2010 17:52

Il presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre rischia di finire sotto processo a Roma con l’accusa di aggiotaggio per aver diffuso, nel 2007, informazioni false e fuorvianti nella fase di privatizzazione dell’Alitalia.

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio di Baldassarre, già presidente anche della Rai, nella sua veste di rappresentante di una cordata che aveva presentato una proposta di acquisto della compagnia di bandiera. Secondo la procura le sue dichiarazioni fecero di fatto saltare la vendita della compagnia di Alitalia ad Air France che era stata la soluzione trovata dal governo di Romano Prodi.

Il procuratore aggiunto Nello Rossi e i pm Stefano Pesci, Maria Francesca Loy e Gustavo De Marinis hanno invece sollecitato l’archiviazione per Giancarlo Elia Valori e di altri indagati minori che seguirono la finanziaria Sviluppo Mediterraneo.

Baldassarre presentò un’offerta di acquisto evidenziando la disponibilità di fondo di 500 milioni di euro. I magistrati hanno invece sollecitato l’archiviazione degli atti per Giancarlo Elia Valori, già presidente, tra l’altro, degli industriali del Lazio e di altri due commercialisti indagati, finiti sotto indagine e nei confronti dei quali non sono emersi elementi penalmente rilevanti. L’offerta della cordata Baldassarre condizionò, in particolare, le trattative per la cessione di Alitalia ad Air France e determinò, per gli inquirenti, una turbativa del mercato.

Baldassarre si è difeso dicendo di aver operato correttamente. Attraverso Alessandro Siddi, suo difensore, il giurista ha affermato: ”L’accusa fonda la sua iniziativa sul presupposto che, in occasione della presentazione dell’offerta di acquisto non vincolante della compagnia, sarebbero stati allegati documenti e dichiarazioni che, solo all’esito di complesse attività di indagine, sono risultati falsi”.

Gli inquirenti contestano al giurista di aver presentato in data 6 dicembre 2007 – è detto nel capo di imputazione – nell’ambito ”della procedura finalizzata all’acquisizione della quota delle azioni Spa Alitalia detenute dal ministero dell’Economia un’offerta in competizione con le società Air France ed Airone, producendo ‘a garanzia della serietà’ della stessa offerta due documenti falsi: in particolare, una ‘evidenza fondi’ con logo Ubs, apparentemente emesso da Ubs a favore della società Loraerive, in data 23 ottobre 2007, contenente la indicazione della esistenza presso la suddetta banca svizzera di un fondo di 500 milioni di euro”.

Non solo, la procura attribuisce all’imputato la presentazione di un secondo documento falso e cioè una ”lettera datata 8 novembre 2007 indirizzata al professor Baldassarre e sottoscritta da tale Jurg Haller nella quale Ubs indicava come proprio cliente una società denominata Loraerive sl (facente parte della ‘cordata Baldassarre’) attestando l’esistenza di fondi a disposizione della suddetta e la disponibilità della Banca a fornire appoggio tecnico finanziario all’operazione di acquisizione delle azioni Alitalia”.

Per gli inquirenti di piazzale Clodio – è detto nel capo d’accusa – si tratta di ”documenti della cui falsità Baldassarre era al corrente per esserne stato informato da responsabili della banca Ubs nel mese di novembre 2007”.

Oltre a Baldassarre, i giudici romani hanno chiesto il rinvio a giudizio anche per il commercialista Luigi Ademo Pezzoni e per il finanziere americano Arun Savkur. I due, è detto nel capo di imputazione, misero in atto ”una falsa manifestazione di interesse da parte di un inesistente consorzio” di cui assicuravano faceva parte anche la Singapore Airlines. Notizia che fu immediatamente smentita dalla compagnia asiatica. Pezzoni, inoltre, nel dicembre del 2007, inviò al Presidente del consiglio e al Cda di Alitalia, la lettera ”contenente la falsa manifestazione di interesse”. Gli imputati, inoltre, a margine della riunione del cda di Alitalia, diffusero la falsa notizia dell’interessamento ”dell’inesistente consorzio”.

Per i magistrati romani i due hanno ”posto in essere artifici” e generato notizie false tali da provocare una ”sensibile alterazione” al titolo Alitalia quotato sui mercati finanziari. Un’attività messa in atto ”in una fase nella quale si stavano decidendo le sorti” della compagnia aerea nazionale ed erano quindi ”idonee a condizionare tempi e modalità di svolgimento” dell’operazione di cessione delle azioni di Alitalia detenute dal Ministro dell’Economia.