Allarme Istat per le spese impreviste: 1 famiglia su 3 è a rischio

Pubblicato il 29 Dicembre 2010 12:33 | Ultimo aggiornamento: 29 Dicembre 2010 13:05

Cresce nel 2009, insieme all’indebitamento, la difficoltà delle famiglie di far fronte agli imprevisti. Lo rileva l’Istat nel rapporto ‘Distribuzione del reddito e condizioni di vita in Italia’ relativo agli anni 2008-2009, precisando che le famiglie che non potrebbero far fronte a spese impreviste di 750 euro aumentano dal 32% al 33,3%. Rispetto al 2008 cresce inoltre il numero di famiglie che sono state in arretrato con debiti diversi dal mutuo (dal 10,5 al 14% di quelle che hanno debiti) e quelle che si sono indebitate (dal 14,8 al 16,5%).

L’incremento delle famiglie che hanno debiti diversi dal mutuo si osserva, in particolare, tra quelle del Centro e del Nord che passano, rispettivamente, dal 16,2 al 19% e dal 15 al 17,9%. Inoltre, nel Centro, aumentano le famiglie che dichiarano di non potersi permettere una settimana di vacanza (da 36,7 al 39,2%) e, nel Nord, quelle che, almeno una volta nel corso dell’anno, non hanno avuto soldi per acquistare cibo (dal 4,4 al 5,3%).

Per quanto riguarda i redditi, i dati dell’Istat sono relativi al 2008 ed evidenziano che le famiglie hanno percepito un reddito netto, esclusi i fitti figurativi, pari in media a 29.606 euro, circa 2.467 euro al mese, ma la metà delle famiglie ha percepito meno di 24.309 euro (circa 2.026 euro al mese). Tra il 2007 e il 2008 il valore medio del reddito netto familiare (esclusi i fitti figurativi) è aumentato, a prezzi correnti, dell’1,2% su scala nazionale, ma tenuto conto della dinamica inflazionistica (+3,3% nel 2008), tale variazione corrisponde a una riduzione del reddito familiare medio in termini reali pari al 2,1%.

Le famiglie residenti nel Sud e nelle Isole hanno percepito un reddito mediano pari a poco più di tre quarti di quello delle famiglie del Centro-nord e risultano maggiormente rappresentate nel gruppo di famiglie con i redditi più bassi. Più di un terzo del reddito totale percepito nel 2008 (37,5%) è andato al 20% più ricco delle famiglie, mentre il 20% delle famiglie con i redditi più bassi ha potuto contare solamente sull’8,3% del reddito totale.

Le famiglie con figli sono ”relativamente più esposte a situazioni di disagio”, mentre le coppie senza figli sono quelle che meno frequentemente dicono di sperimentare difficoltà economiche.L’Istat ha precisato che se in media, l’11,7% delle coppie con figli dichiara di essersi trovata in arretrato con il pagamento delle bollette (contro il 5,4% di quelle senza figli), tale percentuale sale al 22% per quelle con tre o più figli.

La situazione di ”maggiore vulnerabilità” delle coppie con almeno tre figli è confermata anche dal fatto che il 31,5% di esse dichiara di arrivare a fine mese con molta difficoltà, il 7,3% di aver avuto insufficienti risorse per le spese alimentari, il 29,2% per le spese di vestiario e il 22% di quelle che vivono in affitto o hanno contratto un mutuo sono state in arretrato con il pagamento delle rate. Insieme alle coppie con almeno tre figli, si trovano più frequentemente coinvolte in situazioni di difficoltà economica le famiglie con un solo genitore e gli anziani soli.

Nel 2009 la situazione di disagio delle famiglie italiane resta immutata rispetto al 2008, quando era significativamente peggiorata:nel 2009 il 15,2% delle famiglie italiane ha presentato tre o più sintomi di disagio economico tra quelli previsti dall’indicatore sintetico Eurostat. Il disagio si conferma molto più elevato tra le famiglie con cinque componenti o più (25,8%), residenti nel Mezzogiorno (25,1%) e tra le famiglie con tre o più minori (27,1%).

Rispetto al 2008, comunque, si evidenziano alcuni miglioramenti imputabili alla favorevole dinamica delle retribuzioni e dei prezzi: in particolare, si riduce la percentuale di famiglie che riferiscono di arrivare a fine mese con grande difficoltà (dal 17,3 al 15,3%), quelle in arretrato con il pagamento delle bollette (dal 12 al 9,2%) e quelle che sono state state in ritardo con il pagamento delle rate dell’affitto o del mutuo (dal 11,3 al 10,1% sul totale delle famiglie che vivono in affitto o hanno un mutuo).

Tra i miglioramenti c’è anche il fatto che le famiglie che ritengono le spese per la casa un carico pesante registrano una flessione (dal 52,2 al 48,2%), così come quelle che hanno avuto difficoltà ad acquistare gli abiti necessari (da 18,5 a 16,9%). Infine, si riduce la quota di famiglie che non hanno potuto fare un pasto adeguato almeno ogni due giorni (da 7,7 a 6,6%) e, nel Sud e nelle Isole, quelle che hanno avuto problemi ad acquistare cibo (dall’8,3 al 6,4%).

Resta invece sostanzialmente stabile la quota di famiglie che non può permettersi di riscaldare adeguatamente l’abitazione (10,6%), benché, nel corso del 2009, i prezzi al consumo del gas e dei combustibili liquidi siano diminuiti. Infine, non si registrano variazioni nella percentuale di famiglie che hanno avuto difficoltà a pagare le spese mediche (11,1%) e quelle per i trasporti (8,7%).

D’altro canto, la perdita del lavoro, come pure l’entrata in periodi di cassa integrazione, che hanno pesantemente caratterizzato il 2009, hanno colpito soprattutto le famiglie che si trovavano in condizioni di deprivazione materiale già nel 2008 (60%). In molti casi, la presenza di altri percettori di reddito ha, invece, tamponato la situazione garantendo la permanenza nello stato di non deprivazione.

La caduta dell’occupazione (360 mila occupati in meno nel 2009) ha riguardato, infatti, soprattutto i figli, celibi e nubili, che vivono nella famiglia di origine (tra i 15 e i 34 anni, -332 mila unità), mentre i genitori (-98 mila unità) hanno potuto contare su un ricorso massiccio alla cassa integrazione. Inoltre, la perdita di occupazione dei figli è stata più frequente nelle famiglie con almeno due percettori di reddito. La maggiore frequenza di situazioni di difficoltà economica nelle regioni insulari e meridionali si rileva per i residenti in Sicilia, Campania e, Calabria. Tra le regioni del Centro-Nord, sono il Piemonte e il Lazio a mostrare i maggiori segni di disagio.