Quelle Spa pubbliche sempre più affollate: poltrone al riparo dalla crisi

Pubblicato il 17 Maggio 2010 14:01 | Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2010 14:19

Società, municipalizzate, corsorzi, enti: la pubblica amministrazione continua a sfornare soggetti giuridici che appaltano servizi e partoriscono poltrone. Una proliferazione che mantiene una ristretta minoranza al riparo dalla crisi mentre dissangua la maggioranza impoverendo le casse dello Stato.

La crescita di consorzi e società non private nel 2009 si è attestata ad un più 5 per cento rispetto al 2008, arrivando a quota 7.106. Sono aumentati anche gli amministratori, che hanno sfiorato quota 25 mila. Solo l’anno scorso erano 23.140.

I dati vengono alla luce dalla Consoc, la banca informazioni della Pubblica amministrazione, riportati sulle pagine del Sole 24 Ore.

Raccolta rifiuti, gestione dei servizi idrici, produzione e distribuzione di energia e gas, aziende di trasporto e di consulenza sono gli ambiti più praticati.

I consorzi pubblici con il maggior numero di soci nel 2009 erano quello del bacino umbrifero montano dell’Adda, con 100 partecipanti e quello veneto dell’energia (96), ma sono presenti nella top ten anche il consorzio case di vacanza dei comuni novaresi, che si dovrebbe occupare delle colonie estive della zona, e l’azienda consortile dei trasporti dell’Emilia Romagna.

Tra le amministrazioni con più soci batte tutti il Consiglio nazionale delle ricerche, con 80 partecipazioni. Seguono la Regione Sicilia, con 63, la Provincia di Brescia e la Regione Valle d’Aosta: rispettivamente 58 e 56 rappresentanti.

Tra le prime dieci ci sono la Regione Umbria, il Comune di Torino, e diverse università, da quella di Bari a quella di Bologna, passando per Tor Vergata a Roma e l’ateneo di Catania.

La banca dati della Pubblica amministrazione ogni 30 aprile riceve i dati da comuni, province, regioni e amministrazioni centrali. Il ministro Renato Brunetta aveva promesso che l’elenco online sarebbe stato accessibile ai cittadini già quest’anno, ma per adesso non è così.

Tra i tagli previsti dalla nuova Carta delle autonomie ci sarebbero, ancora una volta, i gli enti intermedi come consorzi, enti parco, bacini umbriferi: per gestire il territorio, è la tesi della riforma, bastano gli enti previsti dalla Costituzione, cioè regioni, Province, Comuni e Città Metropolitane.