Apple, Google, Microsoft, Amazon… Big del web hanno eluso 71 miliardi di tasse in 5 anni

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 novembre 2018 10:51 | Ultimo aggiornamento: 30 novembre 2018 10:51
Apple, Google, Microsoft, Amazon... Big del web hanno eluso 71 miliardi di tasse in 5 anni

Apple, Google, Microsoft, Amazon… Big del web hanno eluso 71 miliardi di tasse in 5 anni (Foto Ansa)

MILANO – Negli ultimi cinque anni le maggiori società della tecnologia come Apple, Alphabet (di proprietà di Google) e

Microsoft hanno evitato di pagare 71 miliardi di imposte grazie alla domiciliazione in Paesi a fiscalità agevolata. E’ quanto emerge da un’analisi della Area studi di Mediobanca sulle multinazionali.

Lo studio evidenzia che tra il 2013 e il 2017 il risparmio cumulato dalle società del web e del software ha superato i 48 miliardi. A questa cifra però si può sommare il risparmio di quasi 23 miliardi portato a casa da Apple, che però non è una ‘soft company’ dato che genera la maggior parte dei suo fatturato in hardware.

Guardando all’Italia, solo l’anno scorso il fatturato delle WebSoft è stato di 1,8 miliardi, ma in imposte sono andati solo 60 milioni.

Anche se la riforma del fisco varata negli Stati Uniti ha generato un gettito fiscale più ampio, e le WebSoft che hanno contabilizzato quasi 18 miliardi di tasse in più, in gran parte per il meccanismo di rimpatrio degli utili.

Ad oggi società come Apple, Alphabet e Microsoft sono sempre regine incontrastate per capitalizzazione. Le WebSoft da sole valgono 3.623 miliardi di euro, oltre sei volte l’intera Borsa Italiana. Ma la ‘luna di miele’ con la Borsa dà segni di stanchezza: Amazon, per esempio, ha toccato i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione a settembre, ma è scesa a 800 a metà novembre.

Dal punto di vista dei ricavi, quelli dei signori del web sono più che raddoppiati in cinque anni, fino ai 626 miliardi di euro dell’anno scorso. Nel primo semestre 2018 il balzo è stato del 27%. Ai primi posti per fatturato ci sono Amazon, Alphabet e Microsoft: insieme fanno la metà dell’aggregato del settore. Ma alle loro spalle scalpitano le cinesi. Vipshop, per esempio, è cresciuta in cinque anni del 60,3%. La più brillante delle made in Usa, Facebook, ‘solo’ del 50,7%.

La redditività industriale del settore resta alta, con un ebit margin del 18,4% ma in calo del 3,4% nel quinquennio. Alla redditività ha contribuito anche l’indubbio sprint nella produttività. In generale le WebSoft companies per generare 10 milioni di euro impiegano 26 persone, contro le 30 delle multinazionali manifatturiere. Amazon ne impiega solo 38 contro i 56 dei competitor della grande distribuzione. In cinque anni i dipendenti delle WebSoft sono raddoppiati a 1,6 milioni di persone.

Amazon, con 566.000 dipendenti (quadruplicati in cinque anni) è il primo datore di lavoro al mondo di questo settore. Incrementi che però, va detto, dipendono in gran parte dal ‘cannibalismo’ di questi colossi, che appena vedono un rivale lo comprano. Forse anche per questo ci sono ombre all’orizzonte per le banche.

Lo studio si domanda se le WebSoft non siano ora “istituzioni finanziarie travestite” poiché hanno 285 miliardi della loro immensa liquidità, pari al 25% degli attivi, in titoli a breve termine. Le grandi banche mondiali investono così il 21%, l’industria il 3,1%. Data la spiccata propensione dei giganti del web e del software ad espandersi oltre il proprio core business, il pericolo che entrino nella finanza è concreto.