Art. 18, Squinzi: “Sì a eliminazione”. Uil apre ma vuole “chiarezza”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 settembre 2014 13:07 | Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2014 14:09
Art. 18, Squinzi: "Sì a eliminazione". Angeletti a Governo: "Fate chiarezza"

Squinzi (LaPresse)

ROMA – “Un ostacolo agli investimenti, un vincolo insormontabile e un mantra che all’estero ci addossano”. Così il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, intervistato da Maria Latella su Sky Tg24, ha definito l’articolo 18, parlando della riforma del lavoro e delle polemiche che, negli ultimi giorni, hanno scatenato non solo l’aspro scontro tra governo e Cgil, ma anche all’interno del Pd.

“Io sono personalmente favorevole all’abolizione dell’articolo 18 anche perché dobbiamo considerare che è un mantra che in tutto il mondo ci addossano come Paese. Parlando in tutto il mondo ci dicono che in Italia non si può investire perché c’è l’art. 18 e quando assumi un dipendente è per la vita”.

Squinzi, quindi, è d’accordo con la posizione di Matteo Renzi:

“Ritengo che faccia bene a esprimersi a favore dell’abolizione dell’articolo 18. Il tutto deve essere ovviamente inquadrato in una riforma del mercato del lavoro che secondo me dovrebbe portare a un contratto a tempo indeterminato che sia conveniente per le imprese e per i lavoratori, eliminando tutta una serie di complicazioni e di flessibilità che non aiutano a comprendere bene quello che succede nel mondo del lavoro”.

Il numero uno di Confindustria, poi, ha affrontato anche gli altri punti della riforma, soprattutto per quanto riguarda le cig:

“Bisogna fare chiarezza: il nostro sistema con le cig speciali e in deroga è sbagliato perché permette di continuare la finzione che aziende esistano ancora quando invece hanno chiuso e sono decotte. La cassa integrazione deve essere uno strumento importante per aziende in difficoltà, ma che abbiamo prospettive di rilancio: la durata dovrebbe essere al massimo di un anno”, ha detto il presidente di Confindustria, rispondendo a una domanda sui fondi necessari per allargare gli ammortizzatori. “Il sistema del Welfare va rivisto – ha aggiunto Squinzi -. Sono d’accordo perché ci sia un sussidio per chi perde il lavoro, ma sia finalizzato a ricreare le condizioni perché questi lavoratori lo ritrovino, attraverso formazione o altri sistemi. La Germania è un modello in questo senso”.

Niente dimissioni anticipate dalla presidenza di Confindustria.

“In Italia circolano sempre tante fantasie: io credo in quello che faccio; in quei 500-600 giorni che mancano al termine del mio mandato continuerò a impegnarmi come presidente Confindustria perché il Paese ha bisogno di cambiare”, ha detto Squinzi, smentendo le voci di dimissioni anticipate dal vertice dell’associazione degli industriali.

Alla possibilità di un indeterminato più flessibile apre anche Pier Luigi Bersani, che però su un punto non arretra: “La reintegra deve restare”.

Intanto il sindacato è in agitazione per i progetti di cambiamento delle regole nel mercato del lavoro. Il leader della Uil Angeletti chiede al governo “il coraggio politico di spiegare che cosa vuole fare con la legge delega”.

“Renzi ascolti le parti sociali – dice Angeletti – e poi prenda le sue decisioni. Si può decidere se starci a sentire o meno ma si abbia il coraggio di spiegarci come in tutti i paesi normali “.

Poi, sempre dallo stesso Angeletti arriva un’apertura condizionata alla difesa dei diritti acquisiti:

“Siamo disponibili al dialogo, ma guai a toccare le forme di tutela che ci sono già. Un conto è avvicinare due mondi, ma quello che non si può fare è modificare l’art.18 per chi già ce lo ha”.