Laveno Mombello (Va): i ferrovieri “assenteisti” riassunti dal giudice

Pubblicato il 9 Maggio 2013 12:13 | Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2013 12:14
Laveno Mombello (Va): i ferrovieri "assenteisti" riassunti dal giudice

Laveno Mombello (Va): i ferrovieri “assenteisti” riassunti dal giudice

LAVENO MOMBELLO (VARESE) – I ferrovieri “assenteisti” riassunti dal giudice. Un anno fa le telecamere di Striscia la Notizia sorpresero diversi dipendenti Rfi (Ferrovie dello Stato) mentre se ne andavano tranquillamente al bar un minuto dopo aver timbrato il cartellino. Licenziati in tronco dalle Fs, i presunti assenteisti hanno fatto ricorso e un tribunale di Milano ha dato loro ragione.

Quindi, non riconosciuta la giusta causa ha disposto la reintegrazione dei dipendenti, ordinando alle Ferrovie di pagamento delle spese legali e delle indennità risarcitorie dei dipendenti. E’ Tobia de Stefano di Libero Quotidiano che ha diffuso la notizia, il compimento cioè del percorso a ostacoli nel quale finiscono le cause di licenziamento per motivi disciplinari.

Se il rinnovato articolo 18, quello uscito modificato dalla riforma Fornero, serviva a rendere più spedite le cause di licenziamento, l’obiettivo sembra clamorosamente mancato. Le nuove norme non mettono al riparo dall’arbitrarietà dei giudizi in tribunale. Al di là del merito, che non commentiamo, resta il problema dell’armonizzazione tra scelte politiche e decisioni dei tribunali. Per esempio, il doppio regime nei tribunali (Cassazione) tra un prima e dopo legge Fornero.

Resta che il licenziamento per ingiusta causa per motivi disciplinari, nelle intenzioni del legislatore, doveva risolversi con indennizzi economici invece che con il reintegro sul posto di lavoro, il contrario di quanto avvenuto a Laveno Mombello in primo grado. Perché, anche se non viene contestato il fatto (che quindi sussiste) i giudici di Milano si appellano al principio di proporzionalità (reato lieve pena grave).

Nonostante dal testo dell’articolo 18 sia scomparsa la frasetta “sulla base delle previsioni della legge” che aveva indotto il sospetto (delle imprese) che in Tribunale il giudice avrebbe potuto far valere altre fonti di diritto (il principio di proporzionalità, appunto) magari prevalenti rispetto alla mera questione giuslavorativa. Occorre decidersi.