Art.18 secondo Fornero. “Reintegro solo per i discriminatori”: i paletti

Pubblicato il 20 Marzo 2012 19:59 | Ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2012 20:11

Elsa Fornero (Lapresse)

ROMA – Il diktat di Elsa Fornero è uno solo: paletti al reintegro sul posto di lavoro dopo il licenziamento. L’articolo 18 lo stabilisce (qui il testo integrale), il ministro del Lavoro vorrebbe ridurre i casi. Il tavolo sul lavoro va avanti da giorni, ma restano tre giorni per chiudere.

L’obiettivo del governo, sempre che i sindacati e poi il Parlamento accenderanno la luce verde, è lasciare il reintegro solo per i licenziamenti discriminatori. Stando poi a un tweet della Cgil esso “vale per tutte le imprese, anche quelle sotto i 15 dipendenti ora escluse dall’articolo 18″.

Per i disciplinari ci sarà l’indennizzo o il reintegro, per gli economici solo l’indennizzo: almeno questo è lo schema del lavoro del ministro Fornero, definita da Antonio Di Pietro “la madre Badessa” del lavoro che, a detta del leader Idv, non “vuole un contratto, ma un capestro”.

Nel progetto Fornero il reintegro nel posto di lavoro sarà possibile nei casi di licenziamento disciplinare considerato illegittimo dal giudice ”nei casi gravi”. L’indennità sarà al massimo di 27 mesi tenendo conto dell’anzianità. Per i licenziamenti economici giudicati illegittimi dal giudice il risarcimento previsto sarà un minimo di 15 mensilità e un massimo di 27 dell’ultima retribuzione. I tempi stringono, entrò venerdì 23 bisogna chiudere, assicura il ministro.

Tra le carte in tavola però non ci sono solo soluzioni, cure o dolori solo per chi esce dal lavoro. Il lavoro secondo Fornero chiama in causa il popolo dei co.co.pro e annuncia anche “vincoli stringenti ed efficaci” sui contratti intermittenti ed i contratti a progetto.

Fornero ha detto che bisogna investire nella formazione e non usare l’apprendistato come flessibilità. Il contratto a tempo indeterminato deve essere quello che ”domina” sugli altri per ragioni di produttività e di legame tra lavoratore e impresa. C’è anche un tetto: 36 mesi massimo di contratti a tempo, poi scatta il tempo determinato come già oggi dovrebbe essere.

Il ministro promette, il pallone dell’articolo 18 deve andare in rete. Monti però prende tempo, il governo non ce la fa e passa il testimone al Parlamento: il verbale dell’incontro del 20 marzo, ha precisato Monti, “costituirà la base di proposta che il Governo presenterà successivamente al Parlamento”.

Così si profila l’ipotesi che il governo porti la riforma alle Camere attraverso una legge delega, escludendo quindi il ricorso ad un decreto legge. Almeno per ora, ma tutto è in divenire.

L’appuntamento con i nuovi ammortizzatori sociali è per il 2017.