Articolo 18, Ncd vuole abolirlo, Pd solo nel periodo di prova. Confronto al Senato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Luglio 2014 13:19 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2014 13:19
Articolo 18, Ncd vuole abolirlo, Pd solo nel periodo di prova. Confronto al Senato

Articolo 18, Ncd vuole abolirlo, Pd solo nel periodo di prova. Confronto al Senato

ROMA – Articolo 18, Ncd vuole abolirlo, Pd solo nel periodo di prova. Confronto al Senato. “Siamo ancora all’articolo 1…” del ddl delega. Così il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, lasciando la riunione di maggioranza al Senato sul provvedimento, risponde a chi gli chiede se si sia arrivati a una mediazione tra le diverse posizioni dei partiti sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori evitando di affrontare il nodo che alcuni emendamenti propongono all’articolo 4 del provvedimento. “Stiamo lavorando. La riunione di maggioranza – sottolinea – è ancora in corso”.

Ncd: “Abolire l’art. 18. Pd: “Solo nel periodo di prova”. In ogni caso il confronto in seno alla maggioranza sulla questione spinosa dell’articolo 18 e più in generale della flessibilità in uscita del lavoratore è avviata: una cinquantina di senatori centristi lo vogliono abolire, mentre dal Pd Anna Maria Parente frena precisa che l’articolo della discordia non è all’ordine del giorno. Si discute semmai del contratto a tutele crescenti per favorire l’inserimento: dal Pd, insomma finora c’è la disponibilità a cancellarlo ma solo nel periodo di prova cui è soggetto il dipendente.

Maurizio Sacconi: “Sull’art. 18 Renzi si gioca la credibilità di leader”. Spiega bene l’accelerazione sul tema imposta da Ncd, l’ex ministro del Lavoro e presidente della Commissione Lavoro del Senato (dove appunto si discute la delega sul Jobs Act), Maurizio Sacconi in un’intervista a La Stampa. La premessa chiave è che il governo è alla prova dei fatti con la riforma del mercato del lavoro (la vera riforma che chiede l’Europa): “Questa è la riforma che più si chiede da tempo. Come dimostrazione di leadership, e come manifestazione di discontinuità rispetto a quel ‘900 ideologico che da noi più che altrove ha condizionato il mercato del lavoro”.

Permettere al datore di lavoro di sapere con certezza costi e conseguenze della rescissione di un contratto permanente. Il ministro Poletti ha di recente, spiega Sacconi, “positivamente dichiarato che anche l’articolo 18 è implicitamente materia di delega. Poi non dice come modificarlo, ma riconosce che è sul tavolo”. “È importante”, secondo Sacconi, “inserire ora un criterio di delega che consenta la riforma dei contratti a tempo indeterminato”. L’approccio da adottare, per l’ex ministro, è permettere al datore di lavoro di “poter ruotare le mansioni e sapere con certezza quale potrebbe essere la conseguenza ed in particolare il costo del recesso da un contratto permanente. La reintegrazione dovrebbe rimanere solo nel caso di licenziamento discriminatorio”. ”

Più della metà dei lavoratori italiani – conclude Sacconi – non gode dell’articolo 18; non risulta che siano più precari o che i loro datori di lavoro siano sempre lì pronti a licenziare. La verità è che oggi, nell’epoca dell’incertezza, ogni impresa chiede regole semplici e certe per investire ed assumere”.