“Niente reintegro fino a 50 dipendenti”: l’art. 18 nella bozza fantasma

Pubblicato il 12 Gennaio 2012 13:17 | Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio 2012 13:25

ROMA – E’ circolata una bozza del governo, subito smentita: l’articolo 18 non vale nelle aziende fino a 50 dipendenti. Inserita nel testo più ampio che comprende tutte le liberalizzazioni in cantiere, la novità ha messo immediatamente in allarme i sindacati, dopo che anche Emma Marcegaglia si era spinta a definire la norma sul reintegro “un’anomalia”. Con il tavolo ancora aperto sulla riforma del mercato del lavoro, si è preferito quindi mettere la sordina a questo genere di uscite. Ma intanto la bozza è finita nel circuito mediatico.

In che cosa consiste la novità che modificherebbe l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori sui licenziamenti per motivi economici? Il terzo punto della bozza di decreto si intitola: “Sviluppo delle imprese e flessibilità del lavoro”. Il comma 1 bis recita: “In caso di incorporazione o di fusione di due o più imprese che occupano alle proprie dipendenze alla data del 31 gennaio 2012 un numero di prestatori d’opera pari o inferiore a quindici, il numero dei prestatori di cui al comma precedente è elevato a 50”.

50, quindi, diventerebbe la soglia per poter licenziare senza giusta causa. La normativa in vigore impone al datore di lavoro che ha licenziato senza giusta causa (giusta o non giusta lo decide il tribunale), il reintegro del dipendente se la sua azienda ha fino a 15 dipendenti. Il criterio ispiratore della riforma in questi termini, si fonda proprio sulla volontà di favorire la crescita delle aziende affette da “nanismo” occupazionale. Si dice, in proposito, che gli imprenditori preferiscono rimanere piccoli pur di non rischiare di vedersi affibbiare reintegri coatti dal giudice di dipendenti licenziati.

Insomma, il discorso verte su quale formula contrattuale favorisce o meno gli investimenti sul lavoro, quindi sulle assunzioni. Il quotidiano Libero, fornisce qualche dato illuminante. Nel 2011 su 850 mila nuovi contratti, il 40% è stato firmato nelle aziende con meno di dieci dipendenti. Dunque, dove l’articolo 18 non vale. Le grandi imprese, quelle con più di 500 dipendenti, hanno contribuito alle nuove assunzioni con un modesto 18,7% del totale. Le stesse micro-imprese, secondo i dati forniti da Unioncamere Excelsior,  offrono con maggior frequenza contratti più stabili, al punto che su 10 assunzioni non stagionali, 5 sono a tempo indeterminato.

Tempo indeterminato e nessun obbligo di reintegro appaiono legati e non stupisce: si è di sicuro meno propensi ad assumere se poi un giudice ti obbliga per legge a reintegrare un dipendente per motivi non economici, tipo se l’impresa va male. Sul fronte della trattativa governo parti sociali, l’articolo 18 resta comunque il macigno più grosso. E di certo non aiuta, come suggerisce Il Fatto Quotidiano, che la bozza non sia stata portata all’attenzione dei sindacati, mentre Confindustria ne abbia letto almeno uno stralcio. Di più, quella bozza, partorita a Palazzo Chigi sotto la supervisione del sottosegretario alla Presidenza Catricalà, non sarebbe stata sottoposta all’attenzione del ministro Fornero, titolare del dossier, scavalcato sul più bello.