Sforbiciata agli assegni di invalidità e pensioni a due uscite: alt di Brunetta ai tagli degli stipendi pubblici

Pubblicato il 18 maggio 2010 10:25 | Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2010 10:56

L’Europa reclama tagli strutturali e il governo si adeguerà. “Non si metteranno le mani nelle tasche degli italiani” è  il ritornello ormai abusato. Di fatto si interverrà con il congelamento dei contratti, il dimezzamento delle finestre in uscita per le pensioni di anzianità e di vecchiaia , la riduzione degli stipendi dei dirigenti pubblici saranno inseriti nella manovra di Tremonti che si appresta a varare per decreto ai primi di giugno.

Renato Brunetta annuncia che ci saranno tagli solo agli sprechi nella manovra sui conti pubblici da 25 miliardi di euro. «Non siamo la Grecia. Non ci sarà assolutamente alcun taglio agli stipendi dei dipendenti della pubblica amministrazione», ha assicurato il ministro. La parola d’ordine però è ridurre, con una sforbiciata decisa a partire da lavoro e previdenza, già a partire da luglio prossimo. È allo studio un intervento sulle cosiddette ‘finestre’ previdenziali, che mira a un risparmio da 1,5 miliardi all’anno, per bloccare l’uscita dei dipendenti per almeno sei mesi nonché lo stop del rinnovo dei contratti nel pubblico impiego: le finestre d’uscita attuali, 2 per l’anzianità e 4 per la vecchiaia, verranno dimezzate ma c’è anche l’ipotesi di una finestra unica.

Bisognerà aspettare circa due settimane perché il decreto legge con la supermanovra biennale arrivi sul tavolo del Consiglio dei ministri e oscillerà tra i 25 e i 28 miliardi di euro per il 2011-2012.

Nel programma del governo c’è anche la stretta sulle pensioni di invalidità, arrivate a una spesa totale di 16 miliardi di euro per 2,7 milioni di cittadini. Praticamente un assegno su cinque verrà revocato: «Ci sono decine di migliaia di false, finte o non dovute pensioni di questo tipo: è necessario dare una stretta, con molta attenzione ai criteri di assegnazione e con controlli ben precisi» ha spiegato Brunetta.

La misura segue il dirottamento delle domande per le pensioni imposto l’anno scorso dal governo: prima si andava alla Asl e ora invece il referente è l’Inps. Così come ricorda Mario Sensini sul Corriere della Sera «l’anno scorso l’Inps ha scovato una marea di falsi invalidi, revocando il 17% delle 200 mila pensioni verificate (con punte del 29% in Basilicata e del 25% in Campania). Quest’anno sono già state revocate o ridotte 18.840 pensioni, e le domande per quelle nuove sono crollate: meno 58% nei primi due mesi, da 350 a 150 mila».

Nel menu anti-sprechi c’è anche il blocco dell’erogazione delle liquidazioni e quello degli scatti di anzianità per alcune categorie tra cui i professori universitari. Così come sono allo studio possibili interventi sul fondo produttività e non si esclude l’arrivo di un contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro.

Dopo l’annuncio del ministro leghista Roberto Calderoli poi potrebbe arrivare anche un intervento sugli stipendi di parlamentari, ministri e “alti papaveri”. E se tagli devono essere, bisogna cominciare proprio da quelli della casta, afferma il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, ma a patto che non siano solo «una foglia di fico» per misure antipopolari.

Resta da definire il capitolo fiscale della manovra: dall’ipotesi di un concordato fiscale alle misure sugli immobili fantasma e i controlli nel settore dei giochi.