Auto elettrica, Renault joint venture con i cinesi, su Fiat la scure di Goldman Sachs

di Sergio Carli
Pubblicato il 17 Luglio 2019 11:39 | Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2019 11:39
Auto elettrica, per Renault joint venture con i cinesi, invece su Fiat la scure di Goldman Sachs

Auto elettrica in carica nella foto d’archivio Ansa

Renault investirà 128 milioni di euro per fare un balzo in avanti nei motori elettrici, attraverso una joint venture con i cinesi della Jiangling Motors. La mossa, anticipata dal Financial Times di Londra, aprirà a Renault il più grande mercato di auto elettriche del mondo.Mentre Fca si lecca le ferite di un report al vetriolo della banca d’affari americana Goldman Sachs, Renault sembra consolarsi del mancato o rinviato accordo con Fiat-Chrysler stringendosi ai cinesi.

Secondo il Financial Times, Renault immetterà 128 milioni di euro in una joint venture per la produzione di una nuova linea di modelli di auto elettriche con i cinesi di Jiangling Motors. La joint-venture darà alla casa automobilistica francese una forte spinta sul più grosso mercato al mondo di auto elettriche., cresciuto di dieci volte dal 2014. La joint-venture sarà 50-50 fra Renault e JMEV, una controllata di JMCG varata nel 2015. 

Per Fca intanto arriva la doccia fredda di Goldman Sachs. Il report ha causato forti vendite in Borsa sia a Milano sia a New York. Secondo Goldman Sachs il giusto prezzo per il titolo Fca non è quello raggiunto nelle ultime sedute di Borsa della scorsa settimana, circa 13 euro per azione ma 11,5 euro”. 

Le “mancate nozze” con Renault, scrive Mariarosaria Marchesano sul Foglio, sono state conseguenza più della “scarsa capacità negoziale” (non si dice di chi ma si presume di Fiat) e alla sottovalutazione del fattore politico” che della “validità del progetto industriale”. 

Ma la situazione del mercato mondiale dell’auto e le sue prospettive enfatizzano, se fosse mai necessario, “l’esigenza di un’alleanza con un altro gruppo automobilistico”, “unico modo per mantenere un soddisfacente livello di remunerazione del capitale per gli investitori considerato che ci sono fattori – come un portafoglio prodotti prestigioso ma obsoleto, l’assenza dalla mobilità elettrica in una fase in cui occorre allinearsi a normative stringenti sulle emissioni di C02 in Europa, il rallentamento delle vendite in Nord America dovuto alle questioni tariffarie – che rischiano di compromettere lo sviluppo e i guadagni in futuro. 

C’erano già arrivati, più di 30 anni fa, Gianni Agnelli e Vittorio Ghidella, quando arrivarono quasi alla conclusione di un accordo con l’americana Ford. Prevedeva una società al 51- 49 fra Fiat e Ford Europa finché Agnelli fosse in vita e presidente, poi 49 – 51, sempre con Ghidella capo operativo. Poi le lotte intestine in Fiat e la resipiscenza degli americani fecero saltare l’accordo. Finì con Fresco e Galateri a fare anticamera a Arcore davanti alla porta di Berlusconi, come mai Agnelli aveva fatto quando era Berlusconi a chiedere udienza a Torino. Poi arrivò Marchionne, che salvò la Fiat. Marchionne però era talmente consapevole da cercare l’accordo con la General Motors fino a poco tempo prima della sua scomparsa, sempre respinto (nel silenzio italiano) con una certa arroganza da GM. John Elkann ha ripreso la partita, cercando l’accordo con Renault e, in prospettiva, con Nissan. Finora è andata male.

Ma il tempo stringe: “Se Fca non si darà da fare per costruire un nuovo progetto di consolidamento industriale in un settore che va complicandosi come l’Auto, per motivi di mercato, normativi e tariffari, finirà con il diventare una preda”. 

Secondo Goldman, scrive Mariarosaria Marchesano, “gli investitori si domandano se ci sono margini per riprendere la trattativa con Renault o se per caso si possono percorrere altre vie per assicurare la creazione di valore, com’è accaduto quando, nel 2011, Fiat Industrial è stata separata dal gruppo Fiat o quando nel 2014 è stata acquisita la Chrysler, o ancora quando è stato realizzato lo spin off della Ferrari (2015-2016) e, più di recente, quando stata separata la Magneti Marelli. Da considerare ci sarebbe lo spin off delle controllate Comau (automazione industriale) e Teksid (motori) oppure la valorizzazione di marchi come Alfa Romeo e Maserati, sulle cui capacità di continuare a prosperare come in passato Goldman pure solleva dei dubbi”.