Chiamano l’azienda Steve Jobs, Apple fa causa ma loro la vincono

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 dicembre 2017 10:41 | Ultimo aggiornamento: 26 dicembre 2017 10:41
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Giacomo e Vincenzo Barbato (Foto Ansa)

NAPOLI – Chiamano il loro marchio di abbigliamento e hi-tech Steve Jobs, come il fondatore della Apple. Il colosso di Cupertino fa loro causa. Ma loro la vincono.

Protagonisti della vicenda, Vincenzo e Giacomo Barbato, due imprenditori napoletani. La storia inizia nel 2012 quando i due imprenditori partenopei registrano il marchio “Steve Jobs”, con un logo che riporta una grossa “J” che ha una sorta di “morso”, ricordando la mela della Apple.

“Abbiamo fatto le nostre ricerche di mercato – raccontano i due – e abbiamo notato che la Apple, una delle aziende più conosciute al mondo, non ha mai pensato di registrare il marchio del suo fondatore. Così abbiamo deciso di farlo noi”. Nasce così il brand “Steve Jobs”.

Con il nuovo marchio continuano a fare il lavoro che già facevano: creare abbigliamento e accessori. Prima, però, lo facevano per altri brand di moda, ora lo fanno per il loro nuovo marchio. “Ci eravamo stufati – spiegano – di produrre per altri e abbiamo deciso di creare prodotti innovativi con il nostro brand Steve Jobs”.

La registrazione del marchio, però, crea non pochi problemi. Apple fa opposizione: “Ci sono arrivati – ricordano i fratelli Barbato – quattro enormi faldoni in ufficio direttamente dalla sede della Apple a Cupertino. All’inizio abbiamo avuto un po’ di timore. Ci sembrava di intraprendere la tipica battaglia di Davide contro Golia. Ma sentivamo di essere dalla parte della ragione e siamo andati avanti per le vie legali, fino a dimostrare di avere la legge dalla nostra parte”.

E infatti nell’agosto 2014 l’Ufficio per l’armonizzazione nel Mercato Interno, organo ufficiale dell’Unione Europea, emette la sua sentenza con una riga in neretto: “L’opposizione è rigettata nella sua interezza”.

Solo oggi i fratelli possono raccontare la loro vicenda, al termine di un iter di tutela del marchio in tutto il mondo. “La Apple – raccontano – ci ha attaccati su un particolare del logo: la J che appare morsicata, richiamando la celebre mela. Ma una lettera non è un frutto e di conseguenza quello sulla lettera non può essere un morso. Per questo eravamo inattaccabili da ogni punto di vista”.

Infatti nelle motivazioni della sentenza l’ufficio europeo spiega che la lettera “J” “non può essere percepita come edibile – si legge – dal pubblico e quindi la parte mancante non può essere percepita come un morso”. Il ‘morso’ al mercato, l’hanno dato invece i due giovani imprenditori napoletani che oggi collaborano con startup come Sticky Factory specializzata in design e hanno già prodotto borse, t-shirt, jeans e accessori fashion, mentre progettano prodotti hi-tech.

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