Economia

Aziende, 10mila fallimenti nel 2013: anno nero per piccole e medie imprese

Aziende, 10mila fallimenti nel 2013: anno nero per piccole e medie imprese

Aziende, 10mila fallimenti nel 2013: anno nero per piccole e medie imprese

ROMA – Un anno ”pesantissimo, il 2013, per le micro, piccole e medie imprese italiane. Il saldo tra iscrizioni e cessazioni è stato il peggiore degli ultimi anni: oltre 10.000 i fallimenti nei 12 mesi, ”livello mai raggiunto nel decennio precedente”. L’analisi del Garante delle Pmi, Giuseppe Tripoli, nella Relazione annuale inviata al presidente del Consiglio, traccia un quadro drammatica degli effetti della crisi sulla ‘spina dorsale’ più vitale del Paese.

Nel 2013, a fronte di 1.053 imprese nate al giorno, 1.018 hanno chiuso i battenti. Le Pmi nazionali scontano poi un gap crescente sui costi di accesso al crediti, energia e trasporti rispetto al sistema delle imprese dei principali Paesi competitor europei. In tema di credit crunch, il Garante stima costi per 160 punti percentuali superiori a quelli di una Pmi concorrente francese o tedesca; + 20% il costo energetico rispetto alla media Ue).

In quanto ai costi di logistica, pesano annualmente per 12 miliardi di euro sul sistema micro-Pmi. ”Questi sono solo alcuni degli indicatori della gravità della situazione” afferma Tripoli nella Relazione. Eppure, in Italia le MicroPMI rappresentano ”un vero caposaldo per l’economia del Paese”, sottolinea.

Su oltre 4,4 milioni di imprese extra-agricole, il 99,9% è costituito da micro Pmi e di queste la quasi totalità (95%) rientra nella dimensione di micro impresa10. Nelle micro Pmi italiane trova impiego l’81% dell’occupazione totale e si produce il 71,3% del valore aggiunto. ”Rilevante” è anche il loro contributo in termini di export (il 54% del totale). Le imprese di dimensione media in Italia sono appena lo 0,5% del totale, mentre la grande dimensione incide solo per lo 0,1%.

”La lunga recessione ha portato a una lenta trasformazione del tessuto imprenditoriale del Paese” scrive il Garante. Dal 2008 al 2013 oltre 2,1 milioni di imprese hanno cessato l’attività e ogni anno si è registrata una lenta ma costante erosione dei saldi. Il 2013 è stato quello con il saldo tra imprese iscritte e cessate peggiore degli ultimi dieci anni (+12.681). Peggiore persino dei risultati del 2009 e 2012 (saldi rispettivamente pari a 17.385 e 18.900 imprese).

Il mondo artigiano, struttura portante del ‘made in Italy, ne esce in ginocchio: per il quinto anno consecutivo presenta saldi negativi. ”Il perdurare della crisi sta infatti stremando, pesantemente e in misura crescente, la capacità di tenuta di questo settore” scrive il Garante. Industria, le costruzioni e i trasporti-magazzinaggio i settori più colpiti.

Viceversa, sono leggermente cresciute le imprese del commercio, quelle che operano negli alloggi e ristorazione, e i servizi di supporto alle imprese (che includono noleggio e agenzie di viaggio). L’aumento dei default riguarda tutte le forme giuridiche, con tassi di crescita a due cifre: +12,6% per le società di capitale, +10,2% per le società di persone e +11,4% per le altre forme giuridiche..

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