Natuzzi, Electrolux, Indesit, Fincantieri, Merloni: tutte le aziende a rischio

Pubblicato il 3 settembre 2012 10:35 | Ultimo aggiornamento: 3 settembre 2012 10:38
Corrado Passera

Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera (Foto Lapresse)

ROMA – Circa 180.000 lavoratori rischiano di perdere il lavoro: in quello che si prospetta a tutti gli effetti come un autunno caldo per l’industria italiana sono molte le aziende che rischiano la chiusura, con conseguenti cassa integrazione per i dipendenti.

I tavoli di crisi aziendale aperti al ministero dello Sviluppo Economico sono 150.

Carbosulcis. Nella miniera di carbone sarda a rischio chiusura lavorano 480 minatori e 150 addetti alla manutenzione. Il ministero ha assicurato che la miniera non interromperà l’attività il 31 dicembre come temuto, e ha annunciato che chiederà al Parlamento una proroga di sei mesi o un anno della cadenza per il bando di affidamento della concessione.

Alcoa. Nella multinazionale dell’alluminio lavorano, nell’azienda italiana di Portovesme (Carbonia-Iglesias), 540 addetti diretti e altri 250 nell’indotto. Tra Veneto e Sardegna, poi, l’azienda ha 900 lavoratori. La multinazionale ha rifiutato una proroga di una settimana per iniziare la procedura di spegnimento degli impianti, mentre la  multinazionale Glencore ha confermato l’interesse per lo stabilimento ma si è presa una settimana di tempo per valutare.

Euroallumina. Sempre in Sardegna, questa azienda con 400 dipendenti diretti è stata già chiusa. Circa il 20% degli operai resta però impegnato nella manutenzione dell0impianto, mentre gli altri sono in cassa integrazione.

Fincantieri. Il gruppo ha oltre 9.000 dipendenti e circa 1.300 esuberi, ma secondo il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, i cassintegrati sono più del doppio.

Lucchini. Ad agosto l’altoforno dell’azienda dell’acciaio ha chiuso per carenza di ordini. Per i 1.943 lavoratori sono stati adottati contratti di solidarietà. Gli enti locali chiedono al ministro dello Sviluppo economico un tavolo nazionale. Nel complesso il Gruppo, che è presente anche in Puglia e in Friuli Venezia Giulia, occupa 2.800 dipendenti.

A. Merloni. Tre stabilimenti sono stati ceduti all’imprenditore della Qs Group con l’impegno di riassumere 700 lavoratori sui 3.500 dell’azienda.

Electrolux. L’azienda ha 800 esuberi su 7.000 dipendenti, ma 230 sono già usciti grazie agli esodi incentivati.

Indesit. Sono 360 i lavoratori a rischio esubero su 4.500 dipendenti. L’azienda ha annunciato la chiusura dello stabilimento di None che produceva la lavastoviglie.

Fiat. Resta incerto il futuro dei lavoratori dello stabilimento di Termini Imerese, circa 1.300, dopo la chiusura dello scorso dicembre. In difficoltà anche gli altri stabilimenti del gruppo a Pomigliano e Mirafiori. A rischio anche i lavoratori dell’Irisbus in cassa integrazione: questo perché non è ancora stato raggiunto il 30% d ricollocare in altri stabilimenti del Gruppo necessario per accedere al secondo anno di cassa integrazione straordinaria a zero ore.

Natuzzi. L’azienda occupa 2.700 lavoratori per la produzione di salotti, ma è in crisi e ha chiesto la cassa integrazione per 1.300 dipendenti.

Windjet. L’azienda che occupa circa 500 lavoratori ha aperto la procedura di mobilità a metà 2012. A giugno è stato firmato un accordo al Ministero del lavoro per 2 anni di cigs a zero ore per tutti i lavoratori.

Meridianafly. L’azienda ha aperto la procedura di mobilità a inizio 2012. Da giugno 2012 850 lavoratori sono in cigs per 7 anni (4 + 3). In tutto il personale della compagnia ammonta a 2.300 addetti.

 

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