Banca Carige, stop in Borsa, ore di suspence, Genova in bilico tra Roma e Francoforte

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 novembre 2018 10:06 | Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2018 10:18
Banca Carige, stop in Borsa, ore di suspence, Genova in bilico tra Roma e Francoforte

Banca Carige, stop in Borsa, ore di suspence, Genova in bilico tra Roma e Francoforte

GENOVA – Banca Carige, in crisi da qualche anno, ha chiesto (e ottenuto) alla Consob, l’autorità di vigilanza sulla Borsa, la sospensione del suo titolo dalle contrattazioni a Piazza Affari “per la sola giornata di oggi” e “in attesa di illustrare al mercato le misure di rafforzamento patrimoniale che saranno deliberate dal consiglio di Amministrazione di oggi”.

La richiesta è stata motivata con il “fine di evitare movimenti speculativi, anche alla luce delle indiscrezioni riportate da alcuni organi di stampa”.

Lo stesso quotidiano genovese precisa che il Cda della Banca, dovrebbe oggi 12 novembre dare il via libera all’emissione di un’obbligazione da 400 milioni di euro per “mettere in sicurezza” i conti: l’operazione sarà condotta col sostegno del Fitd, il Fondo interbancario di Tutela dei depositi, istituzione che, riunendo le banche italiane, costituisce la “rete di sicurezza” per i risparmiatori nel caso in cui un istituto finisse in dissesto.

Inizialmente si era parlato di un bond da 200 milioni, ma l’operazione avrà un orizzonte più “ambizioso”, essendo propedeutica a un aumento di capitale nel 2019 per rimborsare la maxi obbligazione.

Secondo “fonti qualificate” citate da Alberto Quarati su The Meditelegraph, le cifre discusse informalmente tra Carige e Ftid nei giorni scorsi si aggiravano su 320-370 milioni, cui devono sommarsi – pena lo stop dell’Antitrust Ue – l’impegno dei principali azionisti della banca: Malacalza Investimenti (27,5% di Carige) ieri silente ma nei giorni scorsi data per disposta a investire 50 milioni; Financera Lonestar (9%, ma ieri il telefono di Gabriele Volpi era spento); Pop12 (5,4%) con fonti vicine alla finanziaria di Raffaele Mincione che confermano un impegno nei confronti della banca, ma senza volersi sbilanciare di più.

Intanto, dalle ispezioni della Bce emergono 257 milioni di rettifiche non comunicate dal precedente Cda. Il titolo di Carige vale 0,0037 euro, nuovo minimo raggiunto venerdì dopo aver perso il 9,7% del suo valore.

Il Fondo, il Ftid, spiega Alberto Quarati, agirebbe tramite lo Schema volontario, strumento che opera finanziariamente per la messa in sicurezza delle banche aderenti.

Dopo la seduta straordinaria di ieri, stamattina il cda di Carige a fianco all’approvazione della trimestrale (con una nuova pulizia di bilancio) ufficializzerà la domanda di intervento allo Schema, su cui sempre in giornata dovrebbe arrivare il via libera (condizionato però dall’assemblea) del consiglio di gestione dell’ente romano, che si riunirà a mezzogiorno.

Il Consiglio sarà presieduto da Salvatore Maccarone. Ma il via libera alla ciambella da 400 milioni, come cintura di sicurezza rispetto all’apporto degli azionisti, è tutt’altro che scontato, avverte Rosario Dimito sul Messaggero di Roma. Il Volontario “potrebbe partecipare a condizione che i soci forti di Carige Malacalza, Volpi, Mincione, Spinelli facciano la loro parte sottoscrivendo un bond subordinato: ma Malacalza che pure era disponibile, nelle ultime ore, si sarebbe irrigidito per l’attendismo di Gabriele Volpi e a cascata di Raffaele Mincione”.

Lo Schema Volontario, spiega Dimito, da statuto può intervenire, secondo le regole del Testo unico bancario, in caso di dissesto e dopo che sono state esplorate soluzioni come la riduzione/conversione di strumenti di capitale di classe 1. Inoltre le delibere richiedono una maggioranza qualificata del 90% dei depositi protetti dal Fondo e del 50% del numero di banche aderenti. Un percorso ad ostacoli che rende proibitivo il traguardo.

Il presidente Pietro Modiano è in stretto contatto con la Bce, e anche ieri c’è stato un confronto. “Francoforte ha chiesto entro fine novembre gli impegni dei sottoscrittori del bond. Moltissime banche, a partire da Intesa Sanpaolo e Unicredit che, per le dimensioni sono quelle chiamate a un contributo maggiore, nicchiano. Carlo Messina da maggio 2017, ha espresso contrarietà ad altre contribuzioni straordinarie che, aggiunte a quelle ordinarie, sono costate finora 11,9 miliardi. In questi giorni sul tavolo degli istituti c’è un’operazione di finanziamento di 2,75 miliardi da erogare a favore del Fondo Interbancario, da cui a Natale del 2015 nacque lo Schema Volontario. Servirà di riserva per intervenire a tutela dei depositi fino a 100 mila euro, in caso di liquidazione di un istituto. Non è il caso di Carige che nonostante tutto, è ancora in bonis, sia pure a rischio dissesto. Via Nazionale è in pressing sulle banche aderenti allo Schema Volontario. In campo, per scongiurare il default di Carige, c’è il governatore Ignazio Visco assieme alla sua squadra. Il timore è l’effetto contagio. I vertici di Bankitalia contano di sensibilizzare le banche su questo terreno. Ma non sarà semplice perché gli eventuali nuovi oneri andrebbero a pesare sui bilanci 2018 che devono già sopportare le conseguenze dello spread”.