Economia

Banca Etruria nascose i suoi guai ai risparmiatori cui chiedeva soldi

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Banca Etruria nascose i suoi guai ai risparmiatori cui chiedeva soldi

ROMA – Banca Etruria nascose i suoi guai finanziari ai risparmiatori cui chiedeva i soldi. Qualunque sia il nome che il Codice Civile o quello Penale o le regolamentazioni bancarie decidano di dare a questo comportamento, di certo c’è che a Banca Etruria nel 2.012/2.013 dicevano ai risparmiatori: investi da noi, metti qui i tuoi soldi e dalla carte e dai prospetti facevano sparire la reale situazione della banca. Come uno che ti invita a passare tranquillo, magari con bagagli pesanti, su un ponte pericolante.

E che il ponte pericolante lo sapevano eccome ai vertici di Banca Etruria. Non solo perché come è ovvio avrebbero dovuto saperlo da soli. Ma perché glielo aveva attestato che il ponte era pericolante Bankitalia. Però Banca Etruria, nascondendo i guai ai risparmiatori, portò in cassa 320 milioni di euro dei risparmiatori cui faceva sottoscrivere azioni o obbligazioni o altri strumenti finanziari targati Etruria.

In Commissione parlamentare di indagine il dirigente Consob, l’ente che si occupa appunto del controllo del mercato finanziario, è stato chiaro: “Banca Etruria operava e sollecitava raccolta in assenza di quadro informativo corretto e completo circa la reale situazione di criticità in cui si trovava”. Cioè Banca Etruria piazzava i suoi prodotti finanziari ai clienti-risparmiatori nascondendo la verità sulla banca. E nascondeva proprio per raccogliere soldi.

Detto di Banca Etruria e del suo comportamento omissivo e di fatto ingannevole, e gli organismi di controllo? Perché Banca Etruria non fu fermata mentre raccoglieva soldi nascondendo verità? In particolare perché Consob non intervenne? E qui la ricostruzione di Giuseppe D’Agostino offre puntuale cronaca dei fatti. Puntuale, ma cronaca che dà vertigine.

Dunque, Bankitalia segnalò a Banca Etruria che così non si fa. Ma almeno parte delle carte e documenti attinenti alle segnalazioni di Bankitalia su Banca Etruria arrivano a Consob quattro anni dopo. E comunque nessuna in tempo reale. La vigilanza sul sistema bancario e creditizio in Italia assume nelle testimonianze e informative dei responsabili sempre più le sembianze di una piazza dove il traffico scorre, anche irregolare. E vigili ad ogni lato della piazza rigorosamente annotano le infrazioni, professionalmente le rilevano, redigono verbali…Ma non fermano mai nessuno e all’occorrenza sanno praticare un documentatissimo e formalmente ineccepibile “non mi compete”.

Non fermano mai nessuno anche se sanno e segnano chi passa col rosso, chi corre come un matto, chi va in senso vietato…perché compito istituzionale a primario assegnato loro è quello di far scorrere e scorrere e scorrere il traffico chiamato denaro. Ai vigilanti l’intero sistema politico, imprenditoriale, sindacale, sociale, clientelare, insomma il sistema tutto (compresa la cosiddetta gente) ha da decenni affidato il compito di segnare magari sulla lavagna i cattivi ma di non interrompere mai. Mai davvero. Perché in Italia il 90 e passa per cento dei finanziamenti alle imprese vengono dalle banche. Perché le banche locali spargono denaro sul territorio e ne ricavano consenso e protezione. Perché se fermi davvero qualcuno subito e presto c’è il rischio e il timore che il traffico nella piazza si fermi. E questo proprio non lo vogliono tutti quelli che sia pure in diversissima misura attingono da anni alle banche che viaggiano con non proprio tutto in regola. Cioè quasi tutti.

Poi capita ogni tanto, ultimamente abbastanza spesso ma non è proprio una novità, che qualcuna delle banche che guidano pericolosamente finisca per mettere sotto qualcuno nella piazza o finiscano a spalmarsi contro un muro. Allora tutti a far la scena del guidava senza patente.

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