Banche italiane in crisi: mancano 22 miliardi

Pubblicato il 8 Febbraio 2011 15:34 | Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio 2011 15:34

MILANO – Gli analisti di Mediobanca declassano il settore europeo del credito fino alla nuova ricapitalizzazione richiesta da Basilea III. E in Italia i sette principali gruppi bancari (UniCredit, Intesa-Sanpaolo, Monte dei Paschi, Banco Popolare, Ubi, Carige, Bpm), basati sulle fondazioni, risentono dell’operazione.

I sette istituti contano un rosso di 22 miliardi, pari al 21 per cento dell’utile atteso per l’anno prossimo e al 20 per cento del patrimonio netto tangibile, rispetto al capitale di vigilanza richiesto da Basilea III.

Su scala continentale, invece, sottolinea Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera, le 36 banche del campione di Mediobanca sono sotto di 142 miliardi, pari al 110 per cento dell’utile aggregato atteso per il 2012 e al 15 per cento del patrimonio netto tangibile.

Tutti gli istituti italiani, scrive il Corriere, vorrebbero una valutazione del rischio legata al retail meno pesante di quello legato alla finanza, ma i capitali dovranno in ogni caso essere rafforzati per poter conseguire per due terzi entro la fine del 2012 e per il resto entro il 2018.

Dopo il crac della Grecia i titoli di debito pubblico non sono più considerati senza rischi. Così i rischi sovrani delle trentasei banche europee pesano per 97 miliardi.

Per quanto riguarda gli stress test del prossimo anno, che Basilea III vuole più severi, costeranno, secondo Mediobanca Securities, altri 201 miliardi.

Nei sette istituti italiani tra rischi sovrani e stress test il capitale mancante tocca quota 67 miliardi, a fronte di un patrimonio netto tangibile di 110 e di un valore di Borsa aggregato di 85 miliardi.