Banche centrali accreditano 200 euro al mese su tutti i conti correnti. Immaginario ma non troppo

di Riccardo Galli
Pubblicato il 25 Ottobre 2019 9:32 | Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2019 9:32
Banche centrali di tutto il mondo accreditano 200 euro al mese su tutti i conti correnti. Immaginario ma non troppo

Banche centrali accreditano 200 euro al mese su tutti i conti correnti. Immaginario ma non troppo (nella foto d’archivio Ansa, uno sportello bancario)

ROMA – Pazza idea ma non troppo: accreditare 200 euro al mese ad ogni cittadino dell’eurozona, magari utilizzando i miliardi di euro spesi sin qui per comprare titoli di stato attraverso il quantitative easing. Idea pazza ma non fantafinanza, idea teorizzata da Milton Friedman, premio Nobel, e ripresa dall’ex governatore della Fed Ben Bernanke. Idea pazza per realizzare quel che il QE non è riuscito a fare: far crescere l’inflazione.

Potrebbe funzionare, ma potrebbe anche clamorosamente fallire perché basata su un presupposto tutto da verificare, e cioè che quei 200 euro dovrebbero essere spesi. Si chiama ‘helicopter money’ quella che negli anni ’60 Friedman partorì come provocazione intellettuale nello scritto “The Optimum Quantity of Money”: “Supponiamo – scriveva Friedman – che un giorno un elicottero sorvoli questa comunità e lanci 1000 dollari dal cielo, che, ovviamente, verrebbero frettolosamente raccolti dai membri della comunità”, secondo Friedman una mossa del genere avrebbe “automaticamente” avuto un impatto sull’inflazione, facendola salire. Ovviamente contando sul fatto che i fortunati raccoglitori quei mille dollari li avrebbero spesi perché se, al contrario, fossero stati destinati al risparmio, l’effetto inflattivo sarebbe scomparso.

A mezzo secolo di distanza quella che era una provocazione è diventata invece una possibilità forse non concreta ma molto meno remota di quel che si potrebbe credere. E questo perché l’inflazione dell’Eurozona in particolare, ma più in generale di tutte le economie dei paesi più industrializzati, viaggia su livelli considerati troppo bassi. Sono 10 anni che la Bce non riesce a raggiungere l’obiettivo di avvicinare l’inflazione al suo obiettivo statutario “inferiore ma vicina al 2%”, con la media degli ultimi due lustri che è stata dell’1,2%. E le prospettive da qui ai prossimi 10 anni vanno nella stessa direzione.

Questo, almeno nell’eurozona, nonostante il QE tra l’altro recentemente rinnovato e che da novembre produrrà acquisti di titoli di stato per 20 miliardi di euro al mese. In questa cornice è tornata d’attualità l’idea non più bizzarra di Friedman, tanto che ne hanno parlato di recente (in un paper di settembre 2019) anche l’ex governatore della Fed di Dallas, Richard Fischer, l’ex vice della Banca del Canada, Jean Boivin, e l’ex presidente della Banca centrale svizzera Philipp Hildebrand. Immettere dunque denaro nel ‘sistema’ non attraverso l’acquisto di titoli di stato ma mettendoli direttamente nelle tasche dei consumatori.

Così facendo si eliminerebbe il ‘filtro’ del sistema bancario che non sempre eroga credito con altrettanta facilità delle banche centrali ma, e questo è il punto, siamo sicuri che i consumatori quel denaro in più lo spenderebbero per cinema, cene, vacanze e quant’altro possa aumentare i consumi e far crescere l’economia? Se la risposta fosse sì, allora, la pazza idea sarebbe una soluzione perfetta in grado di far lievitare spesa e quindi inflazione, almeno per il tempo della misura stessa. Se così non fosse però l’idea rivoluzionaria diverrebbe zavorra: se i suddetti 200 euro invece che diventare spesa divenissero risparmio, l’effetto sui consumi non esisterebbe. E con lui nemmeno quello sui prezzi.