Banche, Europa: “No a rimborsi di Stato, sì ad arbitrato”

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Dicembre 2015 17:10 | Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2015 23:06
Banche, Europa: "No a rimborsi di Stato, sì ad arbitrato"

(Foto d’archivio)

BRUXELLES – Lo Stato non può rimborsare le vittime del quasi-crack di Banca dell’Etruria, Banca delle Marche, Cassa di risparmio di Chieti e Cassa di risparmio di Ferrara. L’avviso arriva direttamente da Bruxelles, che allo stesso tempo giudica “un’ottima idea” la costituzione di una corte d’arbitrato presso la Consob per andare in aiuto agli investitori privati vittime dei crac delle quattro banche.

Questa corte avrà il compito di individuare se sono stati venduti prodotti fraudolenti ai privati e in quel caso farà scattare i rimborsi a carico della bad bank. Per realizzarli in tempi brevi, l’Unione europea concede che lo Stato faccia un pre-finanziamento alla bad bank, ma questa dovrà restituire i soldi nel corso del processo di risoluzione.

L’Unione europea sottolinea che il fallimento di una banca e l’eventuale perdita, per esempio, di un appartamento da parte degli obbligazionisti che hanno subito perdite non può essere considerata una crisi umanitaria come quelle provocate da alluvioni o altri disastri. E quindi a queste persone, azionisti o obbligazionisti che siano, non possono andare aiuti umanitari. Il sistema della corte di arbitrato e dei rimborsi conseguenti, sul modello di quanto fu fatto in Spagna nel 2013, non ha a che vedere con il salvataggio delle banche e non rientra quindi nelle norme degli aiuti di Stato, e per questo è apprezzato da Bruxelles.

Nel caso dell’arbitrato, la Consob sarà l’arbitro che dovrà decidere caso per caso sui danni subiti dai 10.350 piccoli risparmiatori (quindi i soli obbligazionisti subordinati, non gli azionisti) coinvolti dal decreto salva banche, e distinguere coloro che sono stati raggirati da coloro che hanno specultto (e che quindi non hanno diritto ad alcun risarcimento).

Viene quindi istituito un fondo di solidarietà con una dote iniziale di 80 milioni, una metà dei quali garantita dallo Stato e l’altra dal mondo bancario. Tra i requisiti per accedere ai fondi prevarrà lo stato di indigenza del risparmiatore penalizzato dal salvataggio delle banche e potrebbe pesare l’Indice della situazione economica equivalente (Isee).

Il ministro Padoan, dopo una giornata in cui il governo è stato preso di mira da più parti, in Commissione Bilancio della Camera ha detto che “il governo intende dare una risposta” ai clienti dei quattro istituti di credito falliti che hanno perso i loro risparmi. “Stiamo preparando una norma che dispone la creazione di un fondo con il contributo delle banche” anticipa il ministro. La strada scelta potrebbe essere quella di un emendamento governativo al ddl Stabilità che dispone la creazione di un fondo ad hoc per affrontare questi casi.

A proposito delle obiezioni dell’Ue, Padoan spiega che il governo “ritiene che sia possibile definire un intervento compatibile con la disciplina europea degli aiuti di Stato”, ricordando che sul caso delle 4 banche sono “in corso verifiche con la Commissione Ue”.

Il ministro sottolinea che “non si può escludere che le quattro banche abbiano venduto obbligazioni subordinate a persone che presentavano un profilo di rischio incompatibile con la natura di questi titoli di investimento, ma questo è quanto andrebbe accertato con l’analisi di ogni singola posizione“.