Banche, lettere ai clienti: rischio passava da basso ad alto

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 Dicembre 2015 8:21 | Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre 2015 8:21
Banche, lettere ai clienti: rischio passava da basso ad alto

(Foto d’archivio)

ROMA – Nel dicembre del 2014, poco prima che si avvicinasse il crac da cui solo un intervento del governo l’ha salvata, la Banca Etruria inviò una lettera ai clienti che avevano sottoscritto i titoli a rischio, invitandoli a presentarsi in filiale.

Le prime lettere, scrive Mario Gerevini sul Corriere della Sera, erano firmate dal direttore generale Daniele Cabiati, quelle successive portavano la sigla dei commissari straordinari della Banca d’Italia. Insomma, ci si era accorti che c’era qualcosa che non andava in tutti quei piccoli risparmiatori che avevano sottoscritto titoli tutt’altro che a basso rischio.

“Gentile cliente (…) il suo portafoglio risulta non adeguato al suo livello di conoscenza ed esperienza finanziaria, alla sua situazione finanziaria e ai suoi obiettivi di investimento”, era scritto nelle lettere. Seguiva invito in filiale per “verificare la coerenza delle informazioni” fornite con il questionario Mifid sulla propensione al rischio. Così il cliente potrà valutare “eventuali interventi sul suo portafoglio”.

Le lettere vennero inviate non solo agli azionisti, ma anche a chi aveva le obbligazioni subordinate (e quindi classificato con bassa propensione al rischio).

Scrive Gerevini sul Corriere della Sera:

“Sembra il tentativo della banca di mettere una pezza al peccato originale, cioè aver caricato i portafogli conservativi con titoli diventati “pericolosi”.

Una lettera del genere probabilmente è arrivata anche a Luigino D’Angelo, il pensionato di Civitavecchia morto suicida il 28 novembre per aver perso tutti i suoi risparmi (100mila euro) proprio in Banca Etruria. Lo ha raccontato la moglie stessa:

“Tutto è cominciato a giugno, quando la banca convocò mio marito, spiegandogli che il suo profilo non era più adeguato al suo investimento… lo convinsero a passare da un profilo a “basso rischio” ad uno ad “alto rischio”. Gli hanno fatto mettere un sacco di firme su un sacco di fogli”.

Scrive ancora Gerevini:

“Forse quelle lettere hanno ottenuto il risultato di sistemare dal punto di vista formale molte posizioni incoerenti e magari prevenire problemi legali. A fine dicembre quando la direzione generale spedisce la prima missiva è ancora in sella il vecchio consiglio di amministrazione, poi mandato a casa a febbraio dal commissariamento della Banca d’Italia. L’Etruria a fine 2014 ha già bruciato il patrimonio. Dunque si è alzato enormemente il rischio sui bond subordinati. Chi li ha in portafoglio non percepisce il pericolo. Però è questo il momento in cui si chiude l’ultimo spiraglio, cioè quel poco di mercato interno che muoveva gran parte delle emissioni. Sono titoli congelati. E lo spazio per «eventuali interventi sul suo portafoglio», come dice la lettera? Chiuso. E allora?
In che cosa posso investire senza paura?

Una signora di Grosseto, ricevuta la comunicazione si è presentata all’appuntamento in filiale con le sue famigerate obbligazioni . “Voleva venderle – racconta l’avvocato Marco Festelli della Confconsumatori Toscana che ha raccolto ampia documentazione – ma le hanno detto che non c’è mercato, comunque di stare tranquilla. Ora sono azzerate. Forse per la banca quelle lettere erano un modo per scongiurare future responsabilità”.

Le carte bancarie di un’altra cliente dell’Etruria, Roberta, che non vuole comparire, sono molto significative. Nel dicembre 2006 apre un dossier titoli e la banca le assegna un “Profilo di rischio: basso”. Contestualmente le vengono vendute obbligazioni subordinate con scadenza 2016 per 20.000 euro, unico titolo nel conto. Il 30 giugno 2010 l’estratto conto le attribuisce un profilo di rischio “medio” e nella contabile anche la rischiosità dell’obbligazione è indicata come “media”. Sicché, in teoria, tutte le analoghe emissioni successive al 2010 avrebbero dovuto adeguarsi, quindi non piazzabili a chi pretendeva massima garanzia.

“Il bello è – dice al telefono Roberta, 43 anni – che io mi sono ritrovata “media” senza saperlo. Anzi, non capendoci nulla di finanza, ho sempre ribadito che volevo la garanzia del mio capitale. Vendere? Ci ho provato ma non mi hanno fatto vendere”. Il 30 giugno scorso, nel frattempo, la rischiosità del titolo indicata nell’estratto conto saliva di livello: “alto”. Ora che cosa ci scriveranno?”.