Banche, i salvataggi non sono più tabù per M5S. Salvini: “Tutela del governo” e lo spread si placa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 ottobre 2018 12:10 | Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2018 12:10
Banche, i salvataggi non sono più tabù per M5S. Salvini: "Tutela del governo" e lo spread si placa

Banche, i salvataggi non sono più tabù per M5S. Salvini: “Tutela del governo” e lo spread si placa

ROMA – La Borsa di Milano in forte rialzo con il Ftse Mib che avanza del 2% a 19.035, in particolare con il recupero delle banche, dopo che l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha confermato il rating dell’Italia ed ha rivisto l’outlook a negativo da stabile: in pratica, un verdetto a due facce. Con il conforto, cioè, che non c’è stato il declassamento temuto sulla sostenibilità finanziaria del sistema Italia che si sarebbe pericolosamente avvicinata alla soglia assegnata ai titoli spazzatura. 

Con il campanello d’allarme, però, sulle prospettive, l’outlook appunto, specie a proposito di pensioni e il rischio del deragliamento dei conti pubblici. E a Piazza Affari, grazie anche alle rassicurazioni di domenica giunte dal governo, in particolare da Salvini, volano le banche, le più minacciate dall’innalzamento dello spread, il differenziale tra Btp e titolo omologo tedesco. In sostanza, il governo italiano si impegna a tutelare anche gli istituti di credito, argomento finora tabù per una maggioranza, specie sulla sponda grillina. In calo quindi lo spread tra Btp e Bund che si attesta a quota 295 con il rendimento del decennale italiano al 3,33%.

“Il governo tutelerà e aiuterà chiunque ne abbia bisogno, siano banche o imprese”, ha ribadito Salvini stamattina, mentre il ministro M5S Bonafede smorza le polemiche dopo l’attacco a freddo di Di Maio al presidente della Bce: “Mario Draghi non è un nemico, vogliamo avere un dialogo sereno nell’interesse del Paese”. Rispetto agli interventi concreti che il governo italiano è disposto a mettere in campo a favore della tenuta degli asset bancari, lo spettro delle ipotesi è ampio. “Ove fosse necessario intervenire, lo si farà e in fretta”, ha dichiarato il viceministro dell’economia Massimo Garavaglia.

Soccorso alle banche non escluso, dunque, ma come? Le vie per arginare una nuova crisi non vengono per ragioni di opportunità politica dichiarate ufficialmente ma in casa Cinquestelle, secondo quanto viene riferito da fonti parlamentari, vi sarebbe chi ragiona della possibilità di affidarsi al fondo Salva-Stati. Ma proprio lo scontro tra Roma e Bruxelles ha congelato il dibattito sulla riforma dell’Esm e, d’altra parte, nemmeno Draghi sarebbe contrario solo che il governo dovrebbe accettare, visto che si tratta di soldi dei contribuenti europei, che una trojka commissariasse le finanze.

Tra le altre opzioni sul tavolo per andare in soccorso del settore bancario vi sarebbe quella di rieditare i Tremonti e Monti-bond che, oltre a dover avere il via libera della Ue, avrebbero però il ‘difetto’ di venir poi calcolati ai fini del deficit e del debito; inoltre (ma convince meno e dipende dall’evolversi dalla situazione monitorata da Bankitalia) si potrebbe agire sulla liquidità attraverso obbligazioni emesse dalle banche ma garantite dallo Stato, sulla falsa riga di quanto fatto in passato per gli istituti veneti.

Percorsi comunque non dissimili dai salvataggi degli ultimi tre anni, dalla risoluzione delle 4 piccole banche in dissesto finanziario (Carichieti, CariFerrara, Banca Marche e Banca Etruria), il decreto salva banche di Gentiloni, fino al conferimento a Intesa delle risorse per inglobare le banche venete in rosso. Come lo spiegherebbe Di Maio al suo elettorato già scottato sulla no-Tap e dalle trappole nascoste nella cosiddetta pace fiscale?