Banche, 16 mld di soccorsi pubblici. Gli ultimi 900 mln a quella di Bari

di Lucio Fero
Pubblicato il 16 Dicembre 2019 9:53 | Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre 2019 9:53
Banche, 16 mld di soccorsi pubblici. Gli ultimi 900 mln a quella di Bari

Una filiale della Banca Popolare di Bari (foto ANSA)

ROMA – Banche, è lungo l’elenco di quelle tra loro che hanno bruciato e sparso denaro privato e sono state poi rinsanguate con denaro pubblico. Un conto provvisorio di quanto denaro pubblico solamente negli ultimi anni per le banche fa circa 16 miliardi. Sedici miliardi sono un punto di Pil, più di tre volte l’Imu, circa tre volte il Reddito di Cittadinanza.

Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e Cariferrara sono costate 4  miliardi al sistema bancario stesso e alla finanza pubblica. Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono costate 5 miliardi direttamente allo Stato. Cr (Cassa Risparmio) Rimini, Cr Cesena e Cr San Miniato sono costate 630 milioni. In Montepaschi lo Stato ci ha messo 5, 4 miliardi. Carige è costata finora 320 milioni al sistema bancario,Banca del Fucino 200 milioni. E ora 900 milioni di Stato per la Popolare di Bari.

Questi esborsi di denaro pubblico a favore di banche fallite o in via di fallimento sono stati giustificati in vario modo. Il primo e il più ovvio (che però la pubblica opinione fa fatica a recepire) è che se nella catena del credito un anello si spezza, se nella catena qualcuno non paga più, allora nessuno si fida più dell’anello della catena che gli sta vicino. Se salta una banca, se chiude una linea di bancomat, allora tutti vanno ai bancomat che funzionano e ritirano contante. Crisi liquidità, crisi di panico. Impedire che una banca chiuda da un giorno all’altro è quasi una misura di ordine e salute pubblica. Nessun governo al mondo si sottrae. 

Ma solo in Italia si fanno e si vincono le campagne elettorali accusando il governo di aver fatto l’oscena azione di salvare banche in crisi. Beninteso, la denuncia del misfatto la si lancia quando si è all’opposizione, quando si è al governo non si può fare altro che la stessa cosa. La stessa cosa che era orrida complicità con i banchieri affamatori del popolo diventa, vedi l’ultimo caso, la luminosa e lungimirante azione per una indispensabile Banca del Sud.

Ma perché banche, soprattutto le cosiddette Popolari o comunque quelle  cui piace raccontarsi come “radicate nel territorio” falliscono? Con le variabili del caso la storia è più o meno sempre la stessa, più o meno sempre lo stesso schema. La banca di territorio su sollecitazione della politica (locale e nazionale) e su iper sollecitazione della società civile locale innaffia il territorio di soldi. Presta non con logica di gestione finanziaria ma con logica di rappresentanza. Tu chi rappresenti? Se la risposta è giusta arriva il prestito. La banca si avvia a fallire tra gli applausi dei politici, degli amministratori locali, dei cittadini. Tutti concorrono al fallimento in un clima di festa e rispetto. Non a caso le banche di territorio hanno sempre trovato protezione legislativa e di lobby da ogni parte. La Lega è campione di protezionismo delle Banche Popolari e delle Casse di Risparmio, M5S quando ha potuto ha fatto altrettanto. Anche Leu, sì anche Leu. E ovviamente Forza Italia e il Pd, 

Tutti, tutti con il consenso della gente, con il plauso del territorio. Poi, quando la banca salta, tutti a dire: io non c’entro. Tutti a dire colpa del banchieri avidi e incapaci (ci sono, non pochi ma sono gli stessi omaggiati dalla politica e dai cittadini fino al giorno prima . Tutti a dire, corrucciati e pensosi, Banca Italia dov’era? Perché non vigilava? Banca Italia non una volta sola ha vigilato ma non è servito a nulla, vigilanza sì ma burocratica non poco. Comunque fino a che la banca in questione innaffia di soldi clientele, lobby e tessuto produttivo e sociale del luogo, politica e cittadini vivono la vigilanza come un fastidio. Salvo poi gridare alla mancata vigilanza.

E’ una pantomima che si ripete puntualmente. E che ha un suo nutrito pubblico affezionato alla rappresentazione. Che prevede: anatema contro i banchieri, richiesta pressante di Commissione di indagine parlamentare sulle banche, esborso di denaro pubblico per le banche. Se si è all’opposizione si dice che è scandalo e strazio di denaro pubblico, se si è al governo si dice che è puntuale, doveroso, utile e salvifico intervento.

E i cittadini, la gente? Dipende: se sono correntisti di quella banca saranno al riparo da danni. Se hanno comparto azioni o obbligazioni di quella banca dovrebbero, giustamente, rimetterci qualcosa. Ma in Italia vige a furor di popolo la singolare legge economica secondo la quale se investi e guadagni allora il guadagno è tuo, privato, personale, Se invece investi e perdi, allora la perdita è pubblica e tu vai risarcito della perdita. Se con quella banca non hanno nulla che fare, comunque con quella e altre banche hanno a che fare come contribuenti: pagano il conto a piè di lista. Ma possono sempre aspettare che la ruota giri e tocchi a loro (non tutti loro) avere una banca di territorio amica dello sviluppo. E nel frattempo prendersela con i banchieri infami. Alla peggio, guardare il teatrino di politici, amministratori locali, partiti, istituzioni, associazioni, imprese, comunità tutti a giurare con il naso che si allunga: io non c’entro.