Stress test, le banche italiane sono sane e passano l’esame. Se arriverà un’altra crisi, i nostri conti correnti non diventeranno carta straccia

Pubblicato il 23 luglio 2010 19:20 | Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2010 20:59

Le banche italiane sono sane e in caso di nuova crisi reggerebbero l’urto. La notizia, spogliata dai termini tecnici, significa che i nostri conti in banca non diventerebbero carta straccia se il sistema fosse sottoposto allo “stress” di un altro crac finanziario globale. L’Italia, dunque, con i suoi istituti di credito passa gli “stress test” a pieni voti. Le cinque banche sottoposte all’esame del bilancio dell’Unione europea insieme ad altre 86 banche del vecchio continente non avranno bisogno di rafforzare il patrimonio, dal momento che sono in grado di fronteggiare il peggioramento dell’economia prospettato dal Cebs, il Comitato dei supervisori bancari europei, che ha condotto i crush test insieme alla Banca centrale europea e alle singole autorità di vigilanza nazionale.

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi banca, Banco popolare e Mps hanno dimostrato di avere un coefficiente di capitalizzazione Tier (cioè il rapporto tra capitali propri e attività complessive) superiore alla soglia minima del 6 per cento.

Per quanto riguarda il resto d’Europa, sono sette gli istituti che non hanno passato il test: la tedesca Hypo Real Estate, la greca Ate Bbank e ben cinque casse di risparmio spagnole: Diada, Cajasur, Espiga, Unnim et Banca Civica.

Nel caso si realizzasse lo scenario peggiore previsto dal Cebs, che prevede una diminuzione della crescita europea nel prossimo biennio del 3 per cento rispetto alle attuali stime, per le 91 banche europee le perdite in termini di asset deteriorati e di trading ammonterebbe a 566 miliardi di euro nei prossimi due anni. Le perdite totali per le banche italiane, secondo Bankitalia, ammonterebbero a 50 miliardi di euro.

Commenti positivi sono arrivati dalla Commissione europea, dalla Bce e dall0 stesso Cebs, secondo cui i risultati degli stress test “confermano la complessiva resistenza del sistema bancario dell’Unione europea a un andamento macroeconomico negativo e agli shock finanziari e sono un importante passo avanti per ripristinare la fiducia dei mercati”.

Anche Bankitalia, che ha ragione di esultare e di arrogarsi qualche merito, ha avuto parole positive per i risultati degli esami, in particolare per quanto riguarda i risultati degli istituti italiani: ”Nel complesso i risultati confermano la capacità delle banche italiane di assorbire l’impatto di un significativo deterioramento delle attuali condizioni macroeconomiche e di mercato”.

Per il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ”i risultati relativi agli stress test svolti su cinque gruppi bancari italiani ne mostrano la solidità patrimoniale e la stabilità, anche rispetto a scenari caratterizzati dalle condizioni macroeconomiche più penalizzanti e meno probabili. Il Governo italiano prende atto con soddisfazione dell’aumentato livello di trasparenza che è stato raggiunto con la pubblicazione dei risultati dell’esercizio”.

Manca qualcuno? Sì, Berlusconi. Nel momento in cui vi scriviamo ancora non l’ha fatto, ma scommettiamo a colpo sicuro che presto rivendicherà la tenuta del credito italiano come un merito suo. Purtroppo per lui questa volta, nel bene e nel male, non c’entra niente.

per le 91 banche europee le perdite in termini di asset deteriorati e di trading ammonterebbe a 566 miliardi di euro nel 2010-2012. Lo ha indicato il Cebs. Le perdite totali per le banche italiane, secondo Bankitalia, ammonterebbero a 50 miliardi di euro.