Banco Santander, fuori Saenz, uomo di Botìn, quello di Mps e Rcs

Pubblicato il 1 Maggio 2013 7:00 | Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2013 13:27
Banco Santander, fuori Saenz, uomo di Botìn, quello dei "pacchi" a Mps e Rcs

Alfredo Saenz (a sinistra) e Emilio Botìn

ROMA – Fuori dal Banco Santander Saenz, uomo di Botìn, quello di Mps e Rcs. Alla fine Alfredo Sàenz ha rassegnato le dimissioni. L’uomo che ha condotto una banca rilevante solo a livello locale a diventare la più grande banca europea e un colosso del credito mondiale. L’ha guidata negli anni dell’eccezionale boom spagnolo di inizio anni 2000, precipitato nell’incubo della bolla immobiliare che, quando ha intercettato la crisi finanziaria del 2008, ha portato ai livelli attuali di disoccupazione attuale, giunta al 27%. Il Banco di Santander ha oggi un nuovo Ceo, il quarantaseienne Javier Marin, anch’egli vicino all’uomo forte cui anche Sàenz era legato a doppio filo, quell’Emilio Botìn il cui nome abbiamo più spesso ricordato in occasione dei “pacchi” gemelli rifilati a Mps e Rcs, con la benedizione di Mediobanca.

E’ passato meno di un mese da quando il governo spagnolo di Mariano Rajoy aveva ribaltato il senso delle restrizioni nei confronti dei banchieri incriminati per qualche reato. Una vecchia storia di quando Sàenz guidava ancora la Banesto (confluirà poi in Santander), una vicenda di minacce ai debitori per rientrare dei crediti, macchiava la sua immagine: Rajoy gli fece il regalo di un decreto che annullava le disposizioni contro i banchieri con la fedina penale infangata. L’ennesima concessione ai banchieri ha sollevato un’ondata di proteste insostenibili per il sereno proseguimento del lavoro di Sàenz. Che comunque se ne va portandosi via un pacchetto, tra benefit e buonuscita, di 88 milioni di euro.

Ma la presa che Emilio Botìn mantiene sul Santander, a dispetto del suo risicato 2% di controllo azionario, resta ben salda. Marin, il nuovo amministratore delegato (Ceo) è giovane, piace agli investitori internazionali che invocavano il ricambio generazionale, resta espressione di Botìn. Un nome quest’ultimo, fin troppo conosciuto per le centinaia di giornalisti e poligrafici licenziati dal gruppo Rcs, o dai dipendenti e piccoli azionisti del Monte Paschi di Siena. Da una cronaca de Il Fatto Quotidiano di questo febbraio:

“Mps si svena a novembre del 2007 comprando per 10 miliardi Antonveneta dal Banco Santander di Botìn, che l’aveva appena pagata 6 miliardi. Ma solo sei mesi prima Rcs si era rovinata comprando a Madrid il gruppo editoriale Recoletos a un prezzo inverosimile: tanto che adesso, dopo sei anni, proprio di quella operazione sono chiamati a pagare il conto i lavoratori italiani e spagnoli di Rcs. Ottocento esuberi, chiusura di dieci periodici, ridimensionamento severo del Corriere della Sera (un terzo dei giornalisti a casa)”.