Bar e ristoranti, ne aprono 2 al giorno. Per cominciare servono 56 e 125mila €

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 febbraio 2015 12:31 | Ultimo aggiornamento: 2 febbraio 2015 12:31
Bar e ristoranti, ne aprono 2 al giorno. Per cominciare servono 56 e 125mila €

Bar e ristoranti, ne aprono 2 al giorno. Per cominciare servono 56 e 125mila €

ROMA – Per aprire un bar di appena 80 metri quadri è necessario un capitale iniziale di 56mila euro. Se invece un giovane imprenditore vuole avviare un ristorante, il costo sale: per iniziare servono almeno 125mila euro per un locale di 150 metri quadri e circa 100 posti. Eppure ogni giorno vengono aperte almeno 2 attività, tra bar e ristoranti, nonostante siano molte quelle che chiudono causa crisi.

Nel solo periodo tra gennaio e settembre 2014 infatti a Torino sono stati inaugurati 576 attività, a Milano 679 e a Roma 687. Attività che in media chiudono appena 2 anni dopo la loro nascita. D’altronde il 40% di chi decide di aprire un bar o un ristorante spesso non ha esperienza e competenze che gli permettano di avere successo nella ristorazione.

 

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Dario Di Vico sul Corriere della Sera scrive:

“Le associazioni non hanno dati certi, sanno che nel giro di due anni chiude il 27% dei nuovi esercizi e che questa percentuale sta salendo — a vista d’occhio — nel caso degli under 35. Secondo il professor Luca Pellegrini, docente allo Iulm di Milano e presidente di Tradelab, «la ristorazione attira i giovani perché è più creativa del commercio ma il turnover è velocissimo».

L’autoimpiego è una via che spesso si rivela un vicolo cieco. È chiaro che un giovane in cerca di occupazione e votatosi al lavoro autonomo si rivolge più facilmente alla ristorazione perché pensa che esistano meno barriere all’ingresso, all’insegna del «tutti sappiamo far da mangiare»”.

Anche trovare i soldi per l’investimento iniziale non è facile:

“L’investimento per un bar di 80 metri quadri, al netto dell’affitto molto variabile a secondo della zona, è all’incirca di 56 mila euro: 35 mila se ne vanno per la ristrutturazione, 15 per le attrezzature, 3 per il magazzino e 3 per i costi burocratici.

Per un ristorante si stima che ci vogliano 800 euro a metro quadro. Per le start up sono previsti qua e là incentivi nei programmi operativi regionali mentre nel Sud Invitalia aiuta l’autoimprenditorialità.

Ovviamente perché intervengano fondi di private equity si deve trattare di catene di una certa taglia come Rossopomodoro o Ca’ puccino. Le banche si tengono prudentemente alla larga e così gli under 35 ricorrono quasi sempre al finanziamento da parte dei genitori o dei nonni”.

Spesso i giovani imprenditori, oltre ai costi di avviamento dell’azienda, dimenticano le altre spese da tenere in considerazione:

“Un cameriere prende una paga attorno ai 1.200 euro alla quale vanno aggiunti i costi della Tari, la tassa sui rifiuti che è cresciuta del 300%. Si rivolgono in grande quantità alla ristorazione anche gli stranieri ma hanno il vantaggio competitivo di usare quasi sempre manodopera familiare e di accontentarsi di una remunerazione più bassa. Spiega Sbraga (ndr, direttore ufficio Fipe):

«I giovani italiani non vogliono fare i camerieri ma sono attratti dalla ristorazione come attività imprenditoriale. Spesso sottovalutano le competenze manageriali necessarie ad avviare un’attività di successo. Per non parlare di quelle professionali e dei costi che si devono sostenere per ingaggiare personale qualificato. Un buon chef e un buon pizzaiolo non si trovano con facilità e possono arrivare anche a stipendi di 4 mila euro»”.