Draghi anticipa tutti: la Bce abbassa i tassi, più benzina ai consumi

Pubblicato il 3 Novembre 2011 14:18 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2011 14:43

ROMA – La Bce abbassa tutti i tassi dello 0,25%. Quello fisso di rifinanziamento scende così all’1,25%. Il Consiglio direttivo dell’Eurotower, riunito per la prima volta sotto la presidenza di Mario Draghi, ha deciso di intervenire anche sul tasso sui depositi che passa allo 0,50% e su quello marginale, sceso al 2%. L’ultimo intervento risaliva allo scorso 7 luglio, quando il consiglio direttivo della Bce aveva rialzato di 25 punti i tassi portando il tasso di riferimento dall’1,25% all’1,5%.

Alla prima uscita da Governatore centrale, Mario Draghi anticipa tutti e interviene sul costo del denaro per rilanciare consumi e investimenti, offrendo più ossigeno alle banche strangolate dal credit crunch. Mario Draghi non ha atteso nemmeno l’esito del summit del G20 che è iniziato proprio al momento dell’annuncio. Le dimissioni di Papandreou, le difficoltà a trovare una sintesi per scongiurare la crisi, il rischio che con il vagone greco deragli tutto il treno euro, hanno fatto premio sulla prudenza ad utilizzare il tasso unico di riferimento. Salirà un po’ l’inflazione, ma Draghi lo ritiene evidentemente un rischio calcolato. Le Borse, questa mattina, non avevano creduto ai rumors che pure erano circolati: nessuno riteneva credibile che il nuovo Governatore osasse tanto alla prima uscita.

La mossa era inattesa dal mercato che aveva pronosticato una conferma dei tassi all’1,50%. Al momento della notizia è ripresa immediata la volatilità verso l’alto. Milano è schizzata al 4%, dopo che in mattinata aveva aperto in calo.  L’indice paneuropeo Euro Stoxx 50 guadagna il 3,14%. Parigi sale del 3,31%, Francoforte del 3,19%. Anche lo spread dei titoli italiani con i bund tedeschi è sceso, dopo che negli scorsi giorni era salito fino ai limiti dell’insostenibilità. 429 punti fanno trarre un sospiro di sollievo. La mossa di Draghi, inattesa, tempestiva aumenta la sensazione di immobilità dei governi europei in generale (ancora alle prese con il caso greco) e di quello italiano in particolare, lento anche solo ad immaginare soluzioni praticabili per invertire il processo di stagnazione e iniziare finalmente a ragionare di crescita.