Disoccupazione, Bce: “Con gli scoraggiati sale al 12,5%”

Pubblicato il 8 Ottobre 2012 20:00 | Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2012 20:32
Eurotower

(Foto Lapresse)

ROMA – Se al conteggio dei disoccupati si aggiungesse anche il numero degli “scoraggiati”, il tasso di disoccupazione in Italia balzerebbe al 12,5%, oltre quattro punti sopra le stime ufficiali: sesto posto più alto nelle classifiche dell’Eurozona. A calcare la mano sulle cifre è uno studio della Banca Centrale Europea che aggiunge alla percentuale anche coloro i quali hanno smesso di cercare lavoro. Sono soprattutto uomini, non più giovani, concentrati nel Sud e nelle Isole.

”L’Italia è un chiaro esempio di quanto le stime ufficiali della disoccupazione possano sottostimare il sottoutilizzo del lavoro”, scrive la Bce notando la frequenza del problema degli scoraggiati nel Sud e nelle Isole. Nello studio, la Bce dice di apprezzare le ”misure importanti” poste a vantaggio della flessibilità salariale e volte a ridurre la ”eccessiva protezione” del posto adottate in Paesi come Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia. Ma nota anche come ”per godere dei pieni benefici delle misure sul mercato del lavoro, queste devono essere accompagnate da ampie riforme del mercato dei prodotti”: liberalizzazioni, dunque, il cavallo di battaglia pro-crescita della Bce.

Il presidente, Mario Draghi, già la scorsa settimana aveva ricordato che le condizioni cui sono sottoposti gli interventi di aiuto ai Paesi in difficoltà ”non devono necessariamente essere penalizzanti”: ovvero,  oltre all’austerity di bilancio, la Bce prescrive anche misure pro-crescita, come le liberalizzazioni, spesso ignorate dai governi.

Secondo il rapporto Bce, fra l’inizio della crisi finanziaria nel 2008 e gli inizi del 2010 ”nell’area euro si sono persi quasi quattro milioni di posti di lavoro, scesi a tre milioni dopo la temporanea ripresa d’inizio 2011. Un peggioramento che ha diminuito i posti di lavoro di appena l’1% in Germania, Belgio e Lussemburgo, colpendo duro in Grecia e Spagna (oltre il 10%), e pure in Italia, Slovacchia, Estonia e Portogallo ci sono stati ”significativi peggioramenti”.