Bce all’Italia: “Imu abolita e rinvio aumento Iva, a rischio obiettivo deficit”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2013 10:52 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2013 10:52

Bce all'Italia: "Imu abolita e rinvio aumento Iva, a rischio obiettivo deficit" ROMA – “Il peggioramento del fabbisogno, dovuto soprattutto al rimborso dei debiti verso le imprese, mette in risalto i rischi crescenti per il conseguimento dell’obiettivo di disavanzo al 2,9% del Pil per il 2013“. L’avvertimento all’Italia arriva dalla Banca Centrale Europea (Bce), che spiega: “Al rimborso dei debiti della Pubblica Amministrazione si sommano anche le misure per compensare l’abolizione dell’Imu e il rinvio dell’aumento Iva“.

Secondo le informazioni aggiornate a luglio 2013, per la Bce “il  fabbisogno finanziario cumulato è a quota 51 miliardi di euro (3,3% del Pil), in aumento da quasi 28 miliardi (1,8% del Pil) nello stesso periodo del 2012”.

“In agosto – prosegue il bollettino Bce – il governo ha annunciato, per l’anno in corso, l’abolizione della prima rata dell’imposta sulle abitazioni principali di proprietà. Il mancato gettito (pari a 2,4 miliardi di euro circa, ossia lo 0,1 per cento del Pil) sarà compensato mediante un contenimento della spesa e maggiori entrate. Sempre in agosto il parlamento ha deciso di rinviare di tre mesi, al 10 ottobre, l’aumento di 1 punto percentuale dell’aliquota ordinaria dell’Iva. Le inferiori entrate dovute a tale rinvio saranno bilanciate da maggiori accise su alcuni prodotti e da imposte dirette temporaneamente più elevate. Infine, è stato convertito in legge il decreto del fare, che prevede una serie di misure intese ad accrescere gli investimenti in infrastrutture, semplificare le procedure burocratiche, aumentare il credito alle imprese (soprattutto alle piccole e medie imprese) e migliorare l’efficienza della giustizia civile”.

Che si allarghino le maglie sul deficit, alla Bce comunque non va giù: le nuove raccomandazioni Ue sul rientro dei deficit eccessivi contengono “ampie proroghe delle scadenze” e “un marcato rallentamento del risanamento”. Per alcuni Paesi, come Portogallo e Spagna, si è ridotto il risanamento strutturale e “ciò potrebbe accrescere i rischi per la sostenibilità delle finanze pubbliche“.