Bce, Mario Draghi: “Mercati chiedono all’Italia stabilità e riforme”

di Chiara Rancati
Pubblicato il 2 ottobre 2013 23:10 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2013 23:10
Bce, Mario Draghi: "Mercati chiedono all'Italia stabilità e riforme"

Mario Draghi (Foto LaPresse)

PARIGI – L‘instabilità dell’Italia e degli altri Paesi in crisi dell’eurozona può avere effetti negativi sulle loro speranze di ripresa economica, ma non scuotere le fondamenta dell’unione monetaria come successo negli anni scorsi. In un giorno di turbolenze politiche e di sbalzi sui mercati, il presidente della Bce Mario Draghi lancia un messaggio rassicurante sulla tenuta dell’euro, ma allo stesso tempo incita i governi a passare all’azione sulle riforme.

”Il messaggio che i mercati, ma non solo i mercati, che noi tutti vorremmo lanciare a questi Paesi è chiaro: stabilità e riforme”, ha detto il numero uno dell’Eurotower, ribadendo che la necessità di provvedimenti in materia di solidità dei bilanci a lungo termine, competitività e occupazione non risponde a diktat esterni ma alla tutela del benessere dei singoli Paesi.

”Le maggiori pressioni dovrebbero venire dall’interno, dovrebbero fare riforme per il loro bene”, ha sottolineato Draghi, dicendosi convinto che i governi nazionali siano ormai ”consapevoli” dei problemi da affrontare e delle loro responsabilità nei confronti dell’unione monetaria, ma che ”questo non vuol dire che smetteremo di spingerli ad agire”.

La situazione, secondo il presidente e il board della Bce, non è però più delicata come poteva esserlo negli anni scorsi: ”l’Eurozona è diventata più resistente” all’impatto degli shock nazionali, ha detto Draghi, grazie ai passi avanti dei singoli governi ”in materia di credibilità fiscale e, in una certa misura, di riforme strutturali”, all’azione di scudo esercitata dalla Banca centrale, in particolare attraverso le operazioni di acquisto di titoli di debito sovrano, e ai progressi ”significativi” della governance comune.

La ripresa economica resta però ”debole, disomogenea e fragile”, e circondata da una serie di rischi al ribasso, legati sia al contesto globale sia al ritmo di attuazione dei piani di riassetto dei Paesi membri. In questo scenario, l’Eurotower ha confermato il tasso d’interesse di riferimento allo 0,5%, preannunciando che sarà mantenuto su livelli analoghi o inferiori ”per un periodo prolungato”, dato che l’inflazione risulta sotto controllo.

La politica monetaria, ha detto ancora Draghi, ”resterà accomodante per tutto il tempo necessario”, e la Bce è pronta a tornare a usare strumenti non convenzionali ”se sarà necessario”, incluso un nuovo programma di rifinanziamento a lungo termine delle banche. Questa disponibilità a fornire ulteriore liquidità al sistema bancario, ha però precisato Draghi, non potrà comunque compensare eventuali insufficienze nel capitale dei singoli istituti.

Su questo fronte, il numero uno della Bce ha anche auspicato un ulteriore riduzione della frammentazione del mercato del credito nell’eurozona, sottolineando a più riprese le difficoltà di finanziamento delle imprese private rischino di diventare un ostacolo rilevante per la crescita economica dell’unione monetaria. Preoccupazione condivisa anche dal Fondo monetario internazionale, che nei capitoli analitici del Global Financial Stability Report sottolinea: ”Mercati del credito che funzionano contribuiscono alla crescita e alla stabilità macroeconomica. Far ripartire il credito è importante per la ripresa”.