Benzina, rivolta contro l’aumento: basta col cambiare nome alle tasse

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 settembre 2013 17:34 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2013 17:34
Benzina, rivolta contro l'aumento:  basta col cambiare nome alle tasse

(Foto Lapresse)

ROMA –  Via l’Imu, arriva la Service Tax, e ora via l’Iva, arrivano i rincari sulle accise: cambia il nome ma le tasse restano. Vince il Pdl, ma alla fine a perdere restano i cittadini. Dopo la cancellazione anche della seconda rata dell’Imu, per le minacce di Silvio Berlusconi, ora è toccato all’Iva. Congelato l’aumento dell’aliquota al 21%, che sarebbe dovuta passare al 22% dal 1° ottobre. L’aumento avverrà a gennaio.

Intanto, però, si è deciso di coprire il mancato rialzo con l’aumento dell’acconto dell’Ires e dell’Irap per il 2013 e con l’incremento delle accise su benzina e diesel per 2 centesimi al litro fino a dicembre.

Le proteste non si sono fatte attendere. Dai petrolieri ai consumatori, in molti criticano il fatto che, sotto un altro nome, la tassa rispunti sempre.

UP, UNIONE PETROLIFERA – “E’ ormai evidente a tutti che il bancomat dei carburanti si è rotto e sarebbe assolutamente irresponsabile aumentare ancora le accise sui carburanti creando nuove spinte recessive”, tuona il presidente dell’Unione Petrolifera, Alessandro Gilotti. “Comprendiamo le esigenze di bilancio dello Stato, ma l’unica strada è quella di una riduzione della spesa pubblica e non quella, ormai palesemente inefficace, dell’aumento delle accise che avrebbe effetti negativi non solo sui consumatori alle prese con un carico fiscale ormai fuori controllo, ma anche sull’industria della raffinazione da tempo in crisi e l’Erario che nei primi otto mesi dell’anno ha già perso 870 milioni di euro per i minori consumi”.

CODACONS – Stessa linea per il Codacons, associazione dei consumatori, che liquida le decisioni del governo sull’Iva come ”provvedimenti disastrosi che, se varati, avranno effetti pesantissimi sulle famiglie”. E prevede “una stangata pari a 275 euro a famiglia: 66 euro circa per i maggiori costi complessivi legati ai rifornimenti di carburante; 209 euro per l’aumento dell’Iva dal 21 al 22%.

SCELTA CIVICA – Critico anche Enrico Zanetti, responsabile politiche fiscali di Scelta Civica e vicepresidente della Commissione Finanze della Camera: ”Rinviare l’aumento dell’Iva con l’ennesimo ritocco degli acconti e pure un aumento della benzina è l’ennesima resa a logiche di propaganda spicciola che lascia veramente stremati tutti coloro i quali, come Scelta Civica, hanno sostenuto in questi mesi il Governo non per tattiche personalistiche o partitiche, ma per provare a fare qualcosa di buono, oltre alla pura e semplice stabilità. L‘acconto Ires e Irap al 103% batte persino il precedente record del Governo Berlusconi che, nel 2005, alzò questi acconti fino al 102,5%. L’aumento delle accise sulla benzina, ci insegna la storia, finirà per rimanere ben oltre i tre mesi del differimento dell’aumento Iva e probabilmente in eterno”, conclude Zanetti.