Benzinai contro le liberalizzazioni: “Chiudiamo per 7 giorni”

Pubblicato il 16 Gennaio 2012 13:19 | Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio 2012 13:40

ROMA – Figisc e Anisa, le due associazioni dei gestori dei distributori di benzina aderenti a Confcommercio, hanno proclamato lo sciopero contro le ipotesi di liberalizzazione del settore. Date e modalita’ devono ancora essere decise ma, informa una nota, ”si trattera’ di una chiusura prolungata: 7 giornate di chiusura degli impianti”.

”La scelta di intervenire sull’esclusiva di fornitura nella rete carburanti – avvertono Figisc e Anisa – non produrra’ alcun effetto sui prezzi, ma otterra’ il risultato di far espellere i gestori dalla rete alla scadenza dei loro contratti e di far rendere loro dalle aziende petrolifere e dai retisti convenzionati la vita ancor piu’ impossibile fin da subito. Non solo, perche’ la norma che autorizza gli impianti a funzionare 24 ore su 24 solo nella modalita’ self service senza piu’ la presenza dell’operatore e’ un altro grossissimo chiodo piantato sulla bara della categoria. Insomma, ci vuole davvero coraggio a sostenere che queste siano le misure di sviluppo necessarie a far uscire dalla crisi economica il Paese”.

Le modalità e le date precise, continuano il presidente della Figisc, Luca Squeri, e quello di Anisa (autostrade), Stefano Cantarelli, verranno decise nei prossimi giorni, ”anche alla luce dei provvedimenti che il Governo assumerànel prossimo Consiglio dei Ministri”. La posta in gioco, continuano, ”e’ talmente importante da non consentire incertezze di sorta: ne va davvero dell’esistenza della categoria”, anche perche’ ”l’attacco contro i gestori non si puo’ giustificare con l’obiettivo di calmierare i prezzi dei carburanti”, dovuto ”per l’80% all’aumento delle imposte deciso con le reiterate manovre sulle accise, mentre l’aumento della materia prima ha inciso per il 20%”.

Insomma, ”la fretta di ‘liberalizzare’ questo settore” e’ ”una mossa tutta ‘politica’ per dare una qualche risposta mediatica alle tensioni sui prezzi”. Insomma, ”dopo avere pescato a piene mani sulla fiscalita’ dei carburanti, si vuol fare intendere agli italiani di restituire loro qualcosa scagliando il pallone nella rete del sistema distributivo senza curarsi di chi se la prende direttamente in faccia”.