Berlusconi, poi Renzi e ora Di Maio: con me un milione di posti di lavoro!

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 23 Gennaio 2019 11:00 | Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio 2019 11:00
Prima Berlusconi, poi Renzi e ora Di Maio: con me un milione di posti di lavoro!

Berlusconi, poi Renzi e ora Di Maio: con me un milione di posti di lavoro! (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Berlusconi fu il primo a capire che  cifra tonda faceva impressione e comunque rotolava bene in bocca a pronunciarla e veniva a misura nei titoli: un milione! Un milione di posti di lavoro in più, con me al governo un milione di posti di lavoro in più. Berlusconi il milione di occupati in più lo promise, lo assicurò, lo indicò come luminoso e raggiungibile traguardi nel 1994. Di governi Berlusconi ce ne furono poi quattro, a saldo dei quattro governi l’aumento dei posti di lavoro in Italia fu di 71 mila unità.

A dirla coi numeri proprio così: 71 mila invece che un milione. Ma bisogna dirla tutta: i posti di lavoro in più o in meno, contrariamente a quello che millantano i politica e contrariamente a quello che l’opinione pubblica ama credere, solo in parte dipendono da ciò che fanno i governi. Produttività, ricerca e innovazione tecnologica, mercati finanziari, commercio internazionale, geopolitica, demografia e anche sindacati, ponti, strade, porti, ferrovie, scuole, università e tribunali dicono la la loro sul numero finale e sulla percentuale crescente o decrescente degli occupati in un paese.

Piace pensare che posti di lavoro in più o in meno dipendano in tutto o quasi dai governi, piace pensarlo perché è semplice. Ma come tutte le cose semplificate, semplicemente non è vero. E’ un po’ come pensare che l’energia elettrica scaturisca dall’interruttore della luce. Nessuno dovrebbe essere così…semplice. Eppure…

Eppure dopo Berlusconi a dire: con me un milione di posti di lavoro in più è stato Matteo Renzi. E oggi, qui adesso a dire con me un milione di posti di lavoro in più è Luigi Di Maio. Lo dice lui di persona, lo dice ancora di più la relazione ufficiale al Decreto che inaugura i Reddito di Cittadinanza. Il governo,  parte M5S  governo per la precisione, ufficialmente stima che, proprio grazie al Reddito di Cittadinanza, un milione di coloro che avranno quel beneficio finiranno per avere un posto di lavoro.

Il governo, in particolare Di Maio ministro Lavoro e Sviluppo, stima, assicura e promette il milione di posti di lavoro in più al ritmo di circa mille al giorno nei prossimi tre anni. Di Maio è certo e lo mette nero su bianco: navigator troveranno rotte per i posti di lavoro, Centri Impiego scoveranno posti di lavoro, i percettori del Reddito di Cittadinanza diventeranno in consistente parte lavoratori. L’ipotesi fondante è con tutta evidenza che i posti di lavoro ci siano e il problema sia trovarli, scovarli. Secondo filosofia più volte esposta da Di Maio, quella dei “soldi ci sono, basta andarli a prendere”. Coerentemente, il milione di posti di lavoro in più c’è, basta andarlo a trovare.

Anche l’altra parte del governo, quella Lega-Salvini, con questa del milione ci ha lavorato di comunicazione in questi giorni. Più volte Salvini ha affermato come cosa ovvia: tanti ne pensioniamo con quota 100, altrettanti ne vengono assunti. Non funziona così nella realtà, ancora una volta è come l’energia elettrica prodotta dall’interruttore di casa. La gente crede in gran parte che pensioni uno, assumi uno. Nelle aziende pubbliche in eterna perdita e conclamata inefficienza sì, anzi ne pensioni due e ne assumi tre. In qualche modi funzionava così anche nell’economia sovietica. Qui e ora, a meno di non voler nazionalizzare tutto e trasformate tutto in una grande Atac, la storia del tanti in pensione altrettanti assunti al posto loro è un pensiero semplice semplicemente non vero.

Berlusconi dunque inventò il milione di posti di lavoro in più. Non ce la fece. Anche se certo non tutto dipendeva da lui e dal suo governo. Di Maio un quarto di secolo dopo promette anche lui un milione di posti di lavoro in più. Si vedrà, anche prima dei tre anni, basterà attendere fine 2019. Non tutto dipenderà dal governo, anche se il governo Di Maio-Salvini giura tutto dipendere dal loro di governo.

E Renzi, che ne è stato del suo milione di posti di lavoro in più? Con sprezzo del pericolo, di questi tempi si rischia assai, Marzio Bartoloni sul Sole 24 Ore riporta i numeri susseguenti un po’ al Jobs Act e molto agli sgravi contributivi sulle assunzioni durante Renzi governante: 891 mila contratti di lavoro in più. Contratti in gran parte a tempo determinato, ma contratti di lavoro. Quasi un milione in più, ma a ricordarlo e a scriverlo si rischia, come minimo, di essere iscritti nell’elenco ufficiale di traditori del popolo.