“Draghi presidente Bce”: Berlusconi sponsor, vuole tenerlo lontano dall’Italia?

Pubblicato il 13 Gennaio 2011 13:03 | Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio 2011 13:03

Silvio Berlusconi diventa “sponsor” di Mario Draghi per la poltrona di presidente della Banca Centrale Europea. Un comportamento “non frequente” da parte del premier, come ha sottolineato Danilo Taino sul Corriere della Sera, che pubblicamente difficilmente si è lasciato andare in passato ad elogi nei confronti del governatore della Banca d’Italia. Forse potrebbe essere un tentativo di mettere fuori gioco Draghi in Italia: nell’ipotesi che cada il governo Berlusconi e che si formi un esecutivo tecnico, quello di Draghi è uno dei nomi più gettonati per la carica di presidente del Consiglio.

Ad una domanda giunta durante la conferenza stampa congiunta, il premier italiano ha risposto secco: “Saremmo onorati se fosse scelto Il governatore della Banca d’Italia”. Eppure, ha spiegato Taino, non risulta “che Silvio Berlusconi e Angela Merkel abbiano parlato del prossimo presidente della Banca centrale europea, da nominare entro l’autunno, alla scadenza del mandato di Jean-Claude Trichet”. Una poltrona che sarebbe già stata “prenotata” dalla Germania: il governo tedesco avrebbe ottenuto, in tal senso, rassicurazioni dalle altre “potenze” europee, Gran Bretagna in primis.

Ma il confronto tra i due governi, prosegue Taino, “è stato piuttosto ampio”, tanto che a Berlino “sono arrivati, oltre al presidente del Consiglio, i ministri Franco Frattini (Esteri), Giulio Tremonti (Economia), Stefania Prestigiacomo (Ambiente), Paolo Romani (Attività produttive), Altero Matteoli (Infrastrutture) che hanno incontrato i loro corrispondenti tedeschi. In più c’erano la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, l’amministratore delegato del-l’Eni Paolo Scaroni, l’amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti e il numero uno di Rewatt Marco Fioravanti, che hanno avuto colloqui con imprenditori e manager tedeschi”.

Durante l’incontro Berlusconi e la Merkel hanno discusso non solo di affari, ma anche di politica estera (ad esempio della crisi bielorussa) e di temi inerenti la politica dell’Unione Europea.