Bialetti in crisi: la moka con i baffi in ginocchio per colpa di cialde e capsule

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 ottobre 2018 19:56 | Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2018 19:56
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Bialetti in crisi: la moka con i baffi in ginocchio per colpa di cialde e capsule

ROMA – La Bialetti, la storica azienda italiana che ha dato vita alla moka, rischia di chiudere. Il marchio made in Italy, sarebbe gravato da debiti per 68 milioni di euro. La società di revisione ha fatto sapere che ci sono “dubbi sulla continuità aziendale”.

Fondata nel 1919 da Alfonso Bialetti, negli anni ’30 inventò la moka grazie all'”omino coi baffi”, Renato Bialetti: un uomo talmente legato alla sua invenzione che nel 2016, quando morì, le sue ceneri furono conservate in una grossa moka. Una realtà, quella della Bialetti, dunque, che ha fatto la storia dell’Italia, tra pubblicità e guadagni, e che ora rischia di eclissarsi lentamente, “schiacciata” anche dalla moda delle cialde e capsule, o meglio da sistemi più veloci per ottenere il caffè.

Il gruppo Bialetti ha riportato per una perdita di 15,3 milioni di euro, in peggioramento rispetto al rosso di 1,6 milioni riportato nello stesso periodo un anno prima. I ricavi consolidati nel periodo sono stati pari a 67,3 milioni, in flessione del 12,1% rispetto ai 76,6 milioni del medesimo periodo del 2017. “Il risultato – si legge nel comunicato del gruppo – risente principalmente della generale contrazione dei consumi registratasi sul mercato interno ed estero nonché della situazione di tensione finanziaria che ha determinato ritardi nell’approvvigionamento, nella produzione e nelle consegne di prodotti destinati alla vendita sia nel canale retail che nel canale tradizionale, lasciando inevasi significativi quantitativi di ordini di vendita già acquisiti in quest’ultimo canale”.

La società di revisione ha inoltre “dichiarato l’impossibilita di esprimere un giudizio” sul bilancio consolidato semestrale. Sussistono “alcuni elementi di incertezza che possono determinare l’insorgenza di dubbi circa la continuità aziendale della società”.