Bond, azioni, oro, petrolio: per la prima volta vanno giù tutti insieme

di Riccardo Galli
Pubblicato il 7 dicembre 2018 12:26 | Ultimo aggiornamento: 7 dicembre 2018 12:29
Bond, azioni, oro, petrolio: per la prima volta vanno giù contemporaneamente

Bond, azioni, oro, petrolio: per la prima volta vanno giù contemporaneamente

ROMA – E’ stato e anzi sarà l’annus horribilis dell’economia e della finanza. L’anno in cui gli ingredienti della tempesta perfetta si sono mescolati per dare vita ad una combinazione che non si vedeva da almeno vent’anni, con tutte le principali classi di investimento a livello globale (azioni, obbligazioni, oro e petrolio) in rosso. E’ l’eredita, non felice, che l’anno che si sta concludendo sta per lasciare dietro di sé, a meno di un’improbabile e per alcuni versi clamoroso recupero nelle ultime 3 settimane che rimangono a questo 2018.

A fare i conti in tasca all’anno che stiamo per lasciarci alle spalle è, e non avrebbe essere potuto altrimenti, il Sole24Ore, il quotidiano di Confindustria che, come fa chi a fine anno tira le somme, è andato a vedere come come sono andati gli ultimi 12 mesi della finanza. E la risposta non è male, ma malissimo. Con il clamoroso dato che è andata male su tutti i fronti. Chi ha investito nel mercato azionario ha perso il 5% (indice Msci world) come chi, già preoccupato, ha deciso di investire nei cosiddetti beni rifugio come l’oro, anche lui sceso del 5% da inizio anno. Ma ha perso anche chi ha scelto di investire e affidare i propri risparmi alle obbligazioni che hanno lasciato sul terreno il 3%, e peggio ancora è andata a chi ha investito nel petrolio, addirittura crollato: -10%. Senza, tra parentesi, che la quotazione del greggio in caduta lasciasse un segno simile sui prezzi alla pompa italiani.

Una combinazione – col tris di indici in rosso – più unica che rara, come spiegano gli addetti ai lavori, e che da almeno 20 anni non si registrava. Buona norma, o almeno abitudine, vorrebbe infatti che al calare di un indice non corrisponda la caduta degli altri e anzi, solitamente, al calare di uno un’altro cresce. Come quando, in fuga dai mercati azionari, gli investitori si rifugiano sull’oro facendone così crescere il valore. Ma quest’anno non è andata e non sta andando così. Il perché è fatto di tanti e diversi fattori. Innanzitutto lo scenario generale con il mercato azionario preoccupato dalle prospettive di rallentamento economico dell’economia mondiale che sta diventando reale, e poi le obbligazioni divenute meno redditizie e quindi meno attraenti che scontano gli anni in cui le banche centrali le hanno in qualche modo gonfiate con politiche espansive e, il colpo di grazia, lo hanno dato poi gli Stati Uniti quando, ad ottobre, le aziende statunitensi presentando i conti del terzo trimestre hanno dipinto un quadro di incertezza sulle prospettive di fine anno e per il 2019.

Restano, prima di apporre l’infelice epitaffio su quest’anno economico, tre settimane. Sperare è lecito, ma per immaginare un’inversione di tendenza serve una decisa dose ottimismo. Contro remano infatti questioni come la guerra commerciale tra Usa e Cina, e l’arresto di lady Huawei non è un segnale positivo, e anche la guerra, meno aspra, tra Italia ed Europa con le conseguenti ripercussioni sull’area euro. Non è allora forse un caso che gli unici a sorridere nel 2018 siano quelli che hanno deciso di creare un portafoglio in dollari. La moneta americana negli ultimi mesi è cresciuta nei confronti dell’euro di un buon 6%.