Bonifico: in Italia costa troppo, ecco quanto e perché

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Gennaio 2014 7:28 | Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2015 11:36
Bonifico: in Italia costa troppo, ecco quanto e perché

Bonifico: in Italia costa troppo, ecco quanto e perché (LaPresse)

ROMA – Bonifico, quanto costa in media e perché le banche italiane ti fanno pagare per… pagare. Plus24 e il Sole 24 Ore hanno fatto un’indagine sul costo medio di un bonifico, che in Italia ha il sorprendente prezzo di 3,35 euro per operazione:

“L’analisi di Plus24 ha rilevato che la commissione media applicata sui bonifici, disposti allo sportello e addebitati in c/c, è pari a 3,35 euro.
Scende a 2,66 euro se hanno come destinatari c/c della stessa banca.
Mentre l’onere si riduce a un terzo, rispettivamente a 1,12 e 0,78 euro, se i bonifici sono disposti online su internet.
La spesa di registrazione di ogni operazione non inclusa nel canone, invece, evidenzia un valore medio di 0,91 e uno massimo di 3,30 euro.
Siccome sono più di 1 miliardo e 220 milioni i bonifici disposti in un anno dalla clientela bancaria (di cui 528 milioni, pari al 43%, con modalità automatizzate), sommando le commissioni medie attese sui bonifici (circa 2,5 miliardi) e le relative spese di registrazione (1,3 miliardi), le banche supererebbero i 3,8 miliardi di ricavi, a fronte di costi di produzione stimati in 1,5 miliardi, pari al 19% del totale dei costi di offerta dei servizi di pagamento al dettaglio calcolati da Bankitalia”.

Un ragionamento, nell’articolo scritto da Adriano Melchiori e Gianfranco Ursino sul Sole 24 Ore, fa capire come sia insensato pagare una gabella alle banche per poter pagare con un bonifico

Vi sono banche, infatti, dove le voci di spesa sono addirittura tre: commissione per il bonifico, spesa di registrazione del bonifico e spesa di registrazione della commissione. Si tratta di un vero e proprio “anatocismo”, ma delle spese (sulle spese) e non degli interessi (sugli interessi), come è più noto il termine nella prassi bancaria.

È come se un consumatore mettesse nel carrello un prodotto etichettato col prezzo di 4 euro e alla cassa scoprisse che il costo complessivo da pagare è di 10 euro. E questo perché il venditore ha deciso di recuperare anche 3 euro per la battitura dell’acquisto al registratore di cassa e 3 euro per la registrazione dell’operazione in contabilità. Al supermercato sarebbe inconcepibile, in banca, invece, rientra nella normalità, grazie all’iniquità e all’opacità delle condizioni contrattuali relative alle spese di registrazione.
Si tratta di un costo che prevede, per tutte le operazioni che generano una linea di estratto conto (se non esentate e se eccedenti il numero delle gratuite), l’addebito di un onere in sede di liquidazione trimestrale. Sulla falsariga dei notai anche le banche, quindi, riescono a presentare ai clienti il conto per le spese di scritturazione e registrazione!”