Aumentano in borsa i rischi di crash: i turbo-software rendono i mercati veloci, ma fragili

Pubblicato il 5 Maggio 2011 15:20 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2011 19:53

foto Ap-Lapresse

ROMA – La turbo-finanza, che compra e vende in frazioni di secondo, aumenta le opportunità di guadagno (per alcuni) ma moltiplica i rischi di turbo-perdite (per molti). E’ il mercato che si muove coi tempi del clic su un mouse, con una naturale propensione alla velocità e alla frenesia centuplicata dal progresso della tecnologia: di internet e dei computer. Un anno è passato dal “Flash crash” che ha sconvolto la borsa di New York con un brusco calo, ed una brusca risalita, del Dow Jones il 6 maggio 2010, dovuto secondo la Security and Exchange Commission (Sec)  e la Commodity Futures Trading Commission (Cftc) ad un ordine algoritmico di vendita sull’E-Mini Future S&P500, cioè il software ha dato il via ad azioni di vendita a catena che hanno fatto scendere l’indice Dow Jones di 1000 punti, e farlo risalire, in appena 20 minuti, di 700, lasciando un vuoto di liquidità che ha seriamente preoccupato i mercati.

La borsa negli anni è cambiata e forse non è più adatta ai “cassettisti”, cioè coloro che scelgono investimenti a lungo termine a basso rischio, in un mondo in cui i software ed i modelli matematici favoriscono gli High frequency trading (Hft), ordini automatici usati in borsa soprattutto dalle grandi banche e che prendono il posto degli operatori istituzionali, con un orizzonte temporale d’investimento prossimo al milionesimo di secondo.

L’entrata sul mercato degli investitori ultrarapidi preoccupa però le autorità, che temono non solo un nuovo “flash crash”, ma anche l’abbandono da parte degli investitori tradizionali, i cui investimenti vengono scoraggiati dalla volatilità dei principali indici finanziari e che non godono del vantaggio di velocità proprio del software. La Sec ha così deciso di regolamentare i nuovi flash, come spiega Judith Burns: “Sosteniamo la proposta degli investitori ad alta frequenza. L’ipotesi di introdurre una banda d’oscillazione dei prezzi degli asset quotati, in un determinato periodo di tempo. Pensiamo a un valore massimo del 10 per cento ogni 5 minuti”.

Una soluzione che secondo il direttore degli investimenti di Aureo gestioni Sgr, Luca Ramponi,  è nella “direzione giusta”, ma che rimane insufficiente, perché è certo che “la volatilità crea comunque problemi ai trader non specializzati”, ha spiegato Ramponi che ha poi sottolineato come fissare troppo in alto il livello dello stop-loss, uno stop alla perdita fissato dal mercato, si rischia di perdere il rimbalzo del valore del titolo che nella giornata potrebbe calare di molto, come molto velocemente risalire.

Il vero rischio oggi del mercato non riguarda solo la compravendita istantanea, ma è il forte impiego della tecnologia, come ha spiegato Mary Shapiro, presidente della Sec, secondo cui “ormai, quasi tutti gli ordini vengono realizzati attraverso sistemi automatici e tecnologici”. La tecnologia infatti pervade il mercato su tre piani: i software, che raccolgono miliardi di dati, li valutano e li processano. L’hardware, cioè la rete, che permette di trasmettere in tutto il mondo le informazioni sui prodotti finanziari, e infine i modelli matematici, strumento indispensabile per la programmazione di un software e l’interpretazione dei dati raccolti.

La tecnologia ed i modelli matematici però non possono sostituire del tutto l’uomo, come dimostra il Flash crash dello scorso anno, perché non riescono a tener conto di tutte le variabili e le complessità che un sistema può presentare. Necessario è quindi il calcolo del rischio di correlazione, cioè di quanto due eventi nel mercato siano legati tra di loro e possano influenzare la salita o discesa di un titolo, ma essa deve essere accuratamente stimata, altrimenti si rischia di ottenere “un sistema che collega le diverse situazioni attraverso un solo parametro”, spiega Federico De Vita, risk manager di Acacia, che sottolinea come “l’uso stesso della correlazione non è corretto. Semplifica artificiosamente una realtà complessa, escludendo per esempio l’effetto domino”.

I guasti informatici come quello nel processo di calcolo degli indici dell’Euronext di Parigi, o quello al Ddmplus del sistema informativo di Piazza Affari, sono il sintomo di quanto la tecnologia abbia reso il mercato più veloce e più fragile, rendendolo un terreno sempre più arido e impervio per i piccoli investitori come i cassettisti. Certo è che il problema non risiede nella tecnologia in sè, come nota Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia, in un’intervista sul Sole 24 ore: “Bisogna sempre stimare l’affidabilità di un modello” ed è necessario comprendere che non sono gli algoritmi matematici a creare gli errori, bensì la fiducia cieca nel modello che ha bisogno di controlli.

“La competenza, anche di chi utilizza i modelli, è essenziale. Nelle aziende matematica e gestione del business devono incontrarsi”, spiega Cingolani, che sulle accuse riguardanti il ruolo dei modelli matematici nel mercato esprime le sue perplessità: “Basta pensare ad un coltello da cucina. Se invece di usarlo per tagliare la carne lo conficco nella schiena di persona, il problema è chi utilizza lo strumento e non l’oggetto in sé”.