Borsalino verso il fallimento. Colpa della finanza d’assalto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Marzo 2015 17:06 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2015 17:07
Borsalino verso il fallimento. Colpa della finanza d'assalto

Borsalino verso il fallimento. Colpa della finanza d’assalto

MILANO – Borsalino, la storica azienda di cappelli italiani, rischia di fallire. La storica azienda di Spinetta Marengo (Alessandria) è in uno stato precario a causa della cattiva finanza, e nonostante le vendite siano sempre ai massimi.

Piero Bottino sulla Stampa spiega come sia possibile che uno dei pochi marchi ancora sulla cresta dell’onda sia costretto a portare i propri libri in tribunale.

“La Borsalino è oggi la plastica rappresentazione di come una finanza d’assalto possa influenzare un’industria sana e profittevole: all’origine dei suoi guai c’è appunto un finanziere, l’astigiano Marco Marenco, al centro della maggiore bancarotta italiana dopo Parmalat, un crac stimato sui tre miliardi. Da giugno dell’anno scorso è di fatto latitante all’estero (pare in Svizzera) dopo gli ordini di cattura emessi dai tribunali di Asti e Alessandria.

Fra le quote di undici società riconducibili a Marenco messe sotto sequestro c’è anche il 50,45 della Borsalino di proprietà della Fisi, a sua volta controllata dalla quasi omonima Fisi Gmbh con sede in Germania. Senza contare che il 17,47% del cappellificio è della Finind, altra società «marenchiana» a sua volta da tempo commissariata per bancarotta. Un insieme di scatole cinesi che da mesi ormai la magistratura sta cercando di aprire con la nomina di curatori e custodi giudiziali: sarebbero loro ormai i veri «padroni» del cappellificio, benché agiscano non di concerto e spesso con lentezza rispetto alle decisioni obbligate per un’azienda.

Con sullo sfondo questo caos, il cda (Marco Moccia, Francesco Canepa, Raffaele Grimaldi) agisce da tempo per tentare di salvare il salvabile, utilizzando gli incassi per pagare dipendenti e almeno in parte i fornitori: di usare le banche neanche a parlarne perché i giudici hanno anche congelato beni per un paio di milioni, causa un processo per evasione fiscale. Il problema più grosso è stato qualche mese fa quando il debito verso il maggior fornitore di pelo di coniglio (indispensabile per il feltro) è salito a livelli tali da far sospendere gli invii. Ma attraverso altri canali l’azienda ha poi potuto tornare ad approvvigionarsi”.

La richiesta di concordato preventivo arriva dunque quasi come una liberazione. E subito sono iniziate a circolare voci di possibili cordate che vorrebbero rilevare Borsalino.