Bpm: l’aumento di capitale porta nuove regole e nuovi soci, tremano i sindacati

Pubblicato il 26 Aprile 2011 11:13 | Ultimo aggiornamento: 26 Aprile 2011 11:13

ROMA – Entro qualche mese la Banca Popolare di Milano (Bpm) dovrà trovare sul mercato qualcosa come 1,2 miliardi di euro, così come richiesto, anzi imposto, dagli ispettori inviati dal governatore di Bankitalia Mario Draghi. Vittorio Malagutti per il Fatto Quotidiano spiega che la questione vera, quella più importante, è la seguente: chi ci mette i soldi? Chi è disposto a investire su un istituto di credito messo all’indice da Bankitalia, con i conti in utile solo grazie a proventi straordinari e una massa di crediti a rischio che impongono nuovi sostanziosi accantonamenti?

Malagutti ricorda poi che “rispettare le direttive della Vigilanza diventa un’impresa impegnativa se si pensa che la popolare presieduta da Massimo Ponzellini, meglio conosciuto come il “banchiere della Lega” (Bossi dixit) di questi tempi vale in Borsa qualcosa meno di un miliardo. Immaginando che il prezzo di offerta delle azioni in sede di aumento sia pari o di poco inferiore a quello corrente sul mercato, intorno a 2,3 euro, significa che dovrà essere collocato un numero di titoli addirittura superiore a quello attualmente in circolazione”.

Nell’ultimo anno il titolo ha perso in Borsa oltre il 50% e il dividendo di 10 centesimi per azione che sarà distribuito nelle prossime settimane non sembra davvero una gran consolazione. Peggio ancora, migliaia di soci nel 2009 hanno sottoscritto i 400 milioni di obbligazioni con conversione obbligatoria (nel 2013) in azioni Bpm a un prezzo compreso tra 6 e 7 euro, quasi il triplo della quotazione corrente.

Nelle ultime settimane sono stati quindi soprattutto i sindacati dei dipendenti a opporsi ad ogni ipotesi di aumento. A loro fa capo infatti circa il 10 per cento dell’azionariato, ma grazie alle regole di governo interno e alla massiccia e disciplinata presenza in assemblea riescono a esprimere la maggioranza del consiglio di amministrazione. “Il rischio concreto, per i sindacati, è che la diserzione in massa dei soci nel prossimo aumento monstre, porti a una diminuzione del loro peso politico nella gestione. Non solo: Bankitalia ha imposto di aumentare il numero di deleghe possibili in assemblea per i soci non dipendenti . Si potrebbe arrivare a cinque contro le tre previste, ma non ancora applicate, dalla banca. Questo fatto finirebbe per ridurre ulteriormente il peso dei sindacati. I quali, dopo decenni di potere assoluto, adesso si sentono nel mirino”.

Sabato prossimo è in programma l’assemblea dei soci per l’approvazione del bilancio e l’aumento di capitale, anche se non è all’ordine del giorno, sarà sicuramente al centro di molti interventi. E non solo per l’entità della somma richiesta. Il timore quello vero, tra i soci della Popolare, è che l’operazione imposta da Bankitalia diventi lo strumento per favorire l’ingresso di nuovi azionisti di peso, per esempio banche. Il passo successivo sarebbe l’abolizione della forma cooperativa e la fusione con un altro istituto.