Economia

Brexit. Banche d’affari in pressing: “5 anni con le regole Ue”

Brexit. Banche d'affari in pressing: "5 anni con le regole Ue"

Brexit. Banche d’affari in pressing: “5 anni con le regole Ue”

ROMA – Brexit. Banche d’affari in pressing: “5 anni con le regole Ue”. Offensiva delle grandi banche d’affari contro la Brexit. Secondo un documento messo a punto dai grandi istituti internazionali, visionato in esclusiva da Reuters, le banche attive nel Regno Unito stanno facendo pressione sul governo per rimanere soggette alle leggi dell’Unione Europea per ancora cinque anni dopo il divorzio del Paese dall’Ue.

Le banche chiedono anche, per lo stesso lasso di tempo, di lasciare che sia la Corte di giustizia europea a pronunciarsi sulle decisioni relative alla loro attività. Il documento è stato redatto da studi legali per conto delle banche, in pressing sul governo per una fuoriuscita soft, a tappe, dalla Ue. La lettera è stata condivisa con il Ministero del Tesoro, che ha però declinato ogni commento. Si tratta della richiesta più dettagliata arrivata fino ad ora dall’industria finanziaria a favore di un periodo transitorio che consenta di adattarsi progressivamente alla Brexit.

David Cameron: “Non rimpiango scelta referendum”. Sembra non avere rimpianti David Cameron. Parlando per la prima volta in un intervento pubblico dopo l’uscita da Downing Street, l’ex premier britannico difende la decisione di aver indetto il referendum sulla Brexit nonostante, sottolinea la Bbc, gli sia costato il posto. L’ex leader Tory ha così ripercorso i difficili momenti dello scorso giugno nel corso di una conferenza negli Usa, alla Depauw University dell’Indiana. Cameron ha sottolineato che la questione Brexit stava “avvelenando” la politica del Regno Unito e il suo partito conservatore, oltre a rappresentare un motivo di frustrazione per i britannici.

Queste ragioni lo hanno quindi indotto a premere sull’acceleratore del voto popolare. Nel suo intervento ha descritto la vittoria degli euroscettici nel referendum del 23 giugno e l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti come espressioni di un “movimento dell’insoddisfazione” e ha lanciato un appello ai leader occidentali affinchè aiutino quanti si sentono penalizzati dalla globalizzazione.

To Top