Anche Brioni tra le mire dei francesi: maxiofferta di Pinault

Pubblicato il 27 Luglio 2011 16:03 | Ultimo aggiornamento: 27 Luglio 2011 16:03

Pierce Brosnan-James Bond vestito Brioni (Foto LaPresse)

MILANO – Un altro marchio storico del made in Italy rischia di finire nelle mani francesi. Lo sostiene il Corriere della Sera. Si tratta di Brioni, marchio romano di abbigliamento maschile di alta gamma, che ha vestito il James Bond cinematografico per cinque film.

I nove azionisti del gruppo, tutti membri della famiglia di Nazareno Fonticoli e Gaetano Savini, fondatori di Brioni nel 1945, devono decidere se passare la mano. Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, il gruppo francese Ppr avrebbe fatto un’offerta importante. La risposta dovrebbe arrivare in settimana.

Ma la società di Francois Henri Pinault non è la sola interessata a Brioni. Anche l’Lvmh di Bernard Arnault, che già si è presa gli italiani Fendi, Emilio Pucci e Bulgari, sarebbe tentata. Tra i nomi italiani, l’unico che avrebbe fatto un’offerta, secondo il Corriere, sarebbe Ermenegildo Zegna.

Interessati ad acquisire solo una quota di minoranza sarebbero invece 21 Partners, Clessidra e Investindustrial.

Certo la presenza nel cda di ben tre rami della famiglia, quello che fa capo alle sorelle Anna Maria e Maria Vittoria Fonticoli, e a Gigliola Savini, figlie dei fondatori, e il forte legame con Pescara e i poli produttivi di i Montebello di Bertona, Collecorvino, Civitella Casanova e soprattutto di Penne, la città dal quale è partita 67 anni fa l’avventura Brioni, farebbero propendere per una scelta “italiana”, scrive il Corriere della Sera.

Se invece Brioni accettasse l’offerta francese si dovrebbe discutere del ruolo che l’attuale proprietò potrebbe avere in futuro. Tra le ipotesi, scrive il Corriere della Sera, c’è quella di una cessione in più momenti.

A spingere verso un accordo al più presto è il fatto che Brioni ha bisogno di risorse finanziarie per tornare a crescere. La griffe ha incontrato le prime difficoltà quattro anni fa, dopo l’uscita dell’amministratore delegato Umberto Angeloni e di sua moglie Gabriella De Simone.  Per ricomprare il loro pacchetto azionario la società si è indebitata. La crisi non ha fatto altro che peggiorare la situazione

Nel 2009 il gruppo è andato in rosso per 8,5 milioni su un fatturato di 152,5 milioni. L’anno successivo i ricavi avrebbero raggiunto i 190 milioni, con un indebitamento di circa 90 milioni. A dicembre Brioni ha varato la ristrutturazione del debito originario di 65 milioni.