Btp flop: popolo del risparmio non si fida di se stesso popolo elettore

di Lucio Fero
Pubblicato il 21 novembre 2018 11:01 | Ultimo aggiornamento: 21 novembre 2018 12:04
Btp flop: il popolo del risparmio non si fida di se stesso popolo elettore

Btp flop: popolo del risparmio non si fida di se stesso popolo elettore (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Btp, nello specifico BtP Italia: al secondo giorno è peggio del primo. Il primo giorno il Tesoro di Btp Italia ne ha venduti 800 e passa milioni, il secondo 240 circa, il terzo circa 57 milioni. Una miseria quasi rispetto ai miliardi (almeno cinque ma forse otto) che il Tesoro si aspettava.

Le attese del Tesoro erano molto più alte della realtà riscontrata non perché dalle parti di Tria e del governo dessero i numeri. Avevano guardato i numeri del Btp Italia delle vendite precedenti. E su quella base 5/6 miliardi era lecito aspettarseli. E poi il Btp Italia era sempre stato finora un successo e un piacere piazzarli.

Btp Italia, si vendevano, si sono sempre venduti non proprio come il pane ma quasi alle famiglie, ai piccoli risparmiatori. cedola con un minimo di interesse garantito, a salire se sale inflazione. E roba di Stato, col timbro di Stato. Perfetto pere il risparmio piccolo e familiare: si porta a casa un po’ di interessi, si è coperti se sale l’inflazione, si rischia nulla perché è roba di Stato.

E invece non funziona più, stavolta almeno non funziona, perché è roba di Stato. Btp oggi significa rischio. Rischio sicuro, quasi certezza che il giorno dopo che l’hai comprato vale di meno perché lo spread è salito, il prossimo Btp paga più interessi e quindi quello che hai in tasca comprato a 100 già vale 98. E via a scendere. Rischio improbabile ma non più impossibile che magari tra cinque o dieci anni, alla scadenza del Btp, lo Stato te lo ripaghi non in euro.

Luigi Di Maio lo ammette: “C’è questa sottile paura, è vero. Sono disposto a tatuarmelo sulla pelle che non usciamo dall’euro”. Il problema non è la pelle o la sincerità del capo politico M5S. Il problema è che di tatuaggi che alludono all’uscita dall’euro è qua e là dipinta la Manovra del popolo, la politica economica del governo italiano.

Quindi finché c’è spread che sale e fino a che c’è debito pubblico che non scende Btp vuol dire rischio. E, se proprio uno deve rischiare, allora Btp a dieci anni che almeno paga 3,5 per cento netto. Ma neanche questo rischio se lo assumono in molti. Anzi quasi nessuno. Anche la cosiddetta speculazione sta alla larga dai titoli di Stato italiani. Giorgetti, sotto segretario leghista alla presidenza del Consiglio, accenna alle vendite allo scoperto da vietare. Vendere allo scoperto, cioè ti vendo a 90 un Btp che oggi vale 91 e che oggi non ho e che so, conto di comprare e consegnarti domani quando varrà 88 e ci guadagno 2. Quando un governo accenna e allude e denuncia vendite allo scoperto è sempre brutto e inequivocabile segno.

Ma il segno peggiore viene appunto dal popolo del risparmio, quello che non compra come sempre Btp Italia.  Oggi sta per arrivare dall’Europa un no corale ed ufficiale alla Manovra detta da Di Maio Manovra del popolo. Nel frattempo il popolo del risparmio non si fida dei se stesso popolo elettore. Già, perché famiglie e piccoli risparmiatori che stanno alla larga dai titoli di Stato ( e non poche hanno chiesto come si fa a portare i risparmi anche piccoli all’estero) sono le stesse famiglie e gli stessi piccoli risparmiatori che in buona parte hanno votato M5S e Lega. Grande è la confusione e la situazione non è eccellente.