Bulgari francese, l’ad Trapani: “Volevamo restare ma nessuno ci ha detto sì”

Pubblicato il 8 Marzo 2011 11:26 | Ultimo aggiornamento: 8 Marzo 2011 11:26

ROMA – “Volevamo un polo italiano ma nessuno ci ha risposto”: il giorno dopo l’annuncio della cessione di Bulgari al gruppo francese Lvmh di Bernard Arnault, Francesco Trapani, azionista e amministratore delegato di Bulgari, dà la sua versione delle vicenda che ha portato all’uscita dal territorio nazionale di un grande marchio del lusso italiano.

“Ho provato in tutti i modi: eravamo quotati e tra le aziende più grandi, e ho proposto alla stragrande maggioranza dei bei nomi italiani della moda e del lusso di studiare delle alleanze. Ho anche proposto di non avere noi il controllo e la gestione. Ma la risposta è sempre stata negativa. Tutti hanno preferito tenere il controllo anche a costo, magari, di avere dei problemi”.

In precedenza aveva dichiarato che “Bulgari non sarebbe mai stata messa in vendita”, e ora spiega al Corriere della Sera: “Noi non abbiamo venduto, non abbiamo preso un euro. Anzi proprio ieri abbiamo acquistato una montagna di titoli, investendo circa 14 milioni di euro in azioni Bulgari da conferire a Lvmh. Abbiamo fatto una partnership. Penso che il lusso darà tante soddisfazioni nel futuro, ma le grandi opportunità verranno da Paesi come la Russia, la Cina, il Brasile, il Medio Oriente… Saranno business molto grandi ma geograficamente molto dispersi, dominati da grandi gruppi che hanno grande dimensione e, di conseguenza, grande finanza e organizzazione. Ho cercato a lungo soluzioni italiane, ma senza risultato. E neanche le istituzioni si sono occupate di forzare i migliori imprenditori a mettersi insieme per rivaleggiare con gli altri. Per questo non c’era altra strada”.

L'”altra strada” è stata, appunto, cedere il controllo di Bulgari al gigante francese Lvmh in cambio del 3,5% del suo capitale. “È vero, ammette Trapani, l’azienda non è più nelle mani della mia famiglia. Ma preferisco partecipare a progetti più grandi e globali che creeranno valore”.

“Sono 27 anni che faccio l’amministratore delegato e conosco tutti, mi sono confrontato con tutti”, si limita a rispondere Trapani. I Bulgari hanno un accordo per non cedere completamente le azioni prima dell’inizio del 2013.

Negli ultimi anni sono state ricorrenti le voci di una vendita per questioni legate alla famiglia. “La nostra, dice l’amministratore delegato, è una famiglia unita ma composta da persone con età molto diverse e che, dopo me e i miei zii, non hanno il desiderio di fare gli imprenditori. Tutte condizioni che ci hanno spinto a cambiare il profilo dell’attività imprenditoriale”.