Caccia al “tesoretto” di Saccomanni: in Banca d’Italia 60 mld liquidi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Luglio 2013 12:58 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2013 12:59
Caccia al "tesoretto" di Saccomanni: in Banca d'Italia 60 mld liquidi

Caccia al “tesoretto” di Saccomanni: in Banca d’Italia 60 mld liquidi

ROMA – Caccia al “tesoretto” di Saccomanni: in Banca d’Italia 60 mld liquidi. “80 miliardi di promesse” sistematicamente non mantenute, secondo Roberto Petrini di Repubblica; un “tesoretto” da 62 miliardi di euro in “disponibilità liquida” parcheggiato alla Banca d’Italia, che secondo Antonio Castro di Libero Quotidiano il premier Enrico Letta dovrebbe all’istante mettere sul piatto per diminuire la pressione fiscale insostenibile. Con i conti regolarmente in sofferenza, con la necessità angosciosa di rastrellare risorse a copertura finanziaria di ogni provvedimento utile alla crescita o almeno a far respirare famiglie e aziende, da dove viene questa insperata fortuna?

Dalla lotta all’evasione fiscale e dal recupero annuale conseguente di almeno una decina di miliardi l’anno per 8 anni; dalle provviste della Banca d’Italia che ha emesso più titoli (facendo aumentare il debito) del necessario approfittando di tassi più favorevoli con lo spread sotto controllo e temendo altre tempeste speculative. Ne aveva parlato poco tempo fa lo stesso ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni: a Mosca aveva accennato di sfuggita a una riserva (“fieno in cascina”) passata sottotraccia rispetto alla notizia di un debito pubblico schizzato fino a quota 2.074,7 miliardi.

I timori di un attacco speculativo nei mesi estivi ha convinto Cannata, responsabile della Gestione del debito per il ministero del Tesoro (e Saccomanni), ad emettere più titoli (e incassare i famosi 20 miliardi in più), per evitare di collocare debito se, come si teme, i tassi dovessero tornare alti. Oggi lo spread galleggia intorno ai 270 punti base. Ma se in pieno clima vacanziero qualche squalo della finanza volesse divertirsi con il debito italiano allora avrebbe gioco facile. Il fieno in cascina potrebbe servire proprio a proteggerci da un assalto speculativo. Tanto per capirci: l’aumento di 100 punti dello spread su base annua costano d’interessi circa 3 miliardi l’anno. Pratiche consuete prudenziali e di garanzia già adottate anche dalla prima gestione Tremonti (il dg allora era Mario Draghi) per mettere fieno in cascina. Consapevoli che il nuovo debito c’è (è stato già contratto a maggio) e che gli interessi costano complessivamente 80 miliardi l’anno, appare bizzarro tener fermi oltre 60 in un conto di Bankitalia. Certo, parte di questi quattrini (circa 15 miliardi) servono a garanzia di altri impegni (europei), però ne avanzano sempre 45 che potrebbero rappresentare carburante vitale per alimentare la fiammella della ripresa. Ora che il debito è stato contratto, tanto vale adoperarli questi soldi. Saccomanni – che ha battuto via Nazionale in lungo e largo per circa 40 anni – sa bene di avere questo caricatore finanziario nel cassetto. (Antonio Castro, Libero Quotidiano)

C’è un però in questa gestione parsimoniosa (e per molti versi giustificatissima) di risorse che si vorrebbero utilizzate a sostegno della crescita: quello che viene dal recupero dell’evasione fiscale dovrebbe, per legge, essere impiegato per un abbassamento conseguente delle tasse. Una norma, ci ricorda Petrini su Repubblica, introdotta nell’ultima finanziaria di Berlusconi-Tremonti a firma Pd (Morando-Rossi) per evitare che l’aspettativa di un recupero fiscale venisse messa a bilancio prima di, come direbbe Giovanni Trapattoni, di aver messo il gatto nel sacco.

Una delle tante leggi dello Stato disattese, perché da allora, in un modo o nell’altro, la lotta all’evasione è diventata una priorità dei governi e i risultati parlano negli ultimi tre anni di circa 38 miliardi recuperati. Nessuno di questi è tornato nelle tasche dei contribuenti onesti. Perché il bilancio dello Stato non ha margini, perché siamo costantemente costretti a rispettare le regole europee e perché l’operazione di taglio delle spese correnti non va avanti. Tentare di rispettare, in queste condizioni, il meccanismo Morando- Rossi, è un’impresa difficile. Come risultano giuste ma di complessa risoluzione le richieste di sindacati e Confindustria di ridurre il cuneo fiscale: si tratterebbe di un’ottima occasione per mettere in azione quella norma, ma è obbligatorio in prima battuta uniformarsi ai dettati del pareggio di bilancio imposto dal Fiscal compact. (Roberto Petrini, Repubblica)

Per Carlo Pelanda, economista in prestito a Libero Quotidiano (sua la proposta sull’utilizzo immediato e selettivo delle risorse disponibili in Banca d’Italia in un articolo) adesso il Governo deve utilizzare al meglio questo tesoretto per intercettare il “momento d’inversione” dell’economia nazionale e cambiare gli aspetti più depressivi del modello economico e rendere sostenibile il debito aumentando la crescita.

(a) impiego immediato di almeno 30 miliardi invece di 5, scarsi e forse, per ripagare parte del debito (complessivamente oltre i 100) delle amministrazioni pubbliche nei confronti delle imprese fornitrici, utilizzando cassa di tesoreria visto che come ha scritto ieri Libero ci sono oltre 62 miliardi nel «conto liquidità » del Tesoro, eventualmente con formule di leva finanziaria con carico di debito su enti fuori perimetro statale;

(b) fondo a garanzia pubblica, inizialmente di 15 miliardi, per ricapitalizzare le banche con tale necessità e così aumentare il loro potenziale di credito, ma costruito in modo da non costituire (troppo) debito statale, per esempio via emissione di obbligazioni convertibili;

(c) non aumentare tasse e rivedere, demoltiplicandolo, l’impatto dell’aumento dei valori catastali sui costi delle transazioni immobiliari (al momento una tassa patrimoniale nascosta ed un disincentivo alla compravendita nonché alle nuove costruzioni). (Carlo Pelanda, Libero Quotidiano)