Caffè al banco 1,50 euro. Pomodori e salmone più 50% all’ingrosso. Primavera al carovita

di Lucio Fero
Pubblicato il 19 Gennaio 2022 10:12 | Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio 2022 10:12
Caffè al banco 1,50 euro. Pomodori e salmone più 50% all'ingrosso. Primavera al carovita

Caffè al banco 1,50 euro. Pomodori e salmone più 50% all’ingrosso. Primavera al carovita FOTO ANSA

Caffè al banco un euro e mezzo segnala La Repubblica. Non sempre, non ovunque, non ancora. Ma l’asticella del prezzo è fissata lì, lì si arriverà, lì si tende. Ora una tazzina di caffè costa da 0,90/1,00 euro (piccoli centri del Sud) a 1,20/1,30 (città e da Roma in su). Un euro e mezzo per un caffè è un  buon 20%30 per cento in più ma è soprattutto arrotondamento di cassa e di…mente. Caffè a 1,50 segnala che il carovita torna nelle nostre esperienze quotidiane, torna ad essere un protagonista della vicenda socio-economica-politica.

Dall’ingrosso al consumo

Nei mercati generali si segnala (lo segnala il Corriere della Sera) aumento per il salmone pari al al 50 per cento, aumento per i pomodori pari al 60 per cento, aumento per le cozze pari al 20 per cento…Sono aumenti dei prezzi all’ingrosso. Tempo qualche settimana una parte almeno di questi aumenti si trasferirà sui prezzi al consumo. Tra fine febbraio e inizio marzo, al confine tra inverno e primavera 2022 sarà il tempo del carovita quotidiano nel fare la spesa. Carovita quanto caro? Il 2021 è finito con inflazione media e generale del 3,9 per cento, che già non è poca cosa. Il 2022 sembra purtroppo promettere un’inflazione superiore al cinque per cento, di quanto superiore non è dato prevedere.

Se parte la spirale…

Se parte la spirale inflazione-aumento prezzi al consumo-rincorsa salariale al carovita…la spirale si avvita. E l’inflazione è una tassa, la peggiore e la più iniqua. Taglia di fatto e di brutto il reddito fisso di lavoratori dipendenti e pensionati. E spinge chi fa il prezzo a farlo sempre più alto, fino a che la corda non si spezza.

Il prezzo dell’energia

Per pura demagogia o per demagogia condita con ignoranza e incompetenza gran parte del ceto politico italiano (soprattutto M5S, ma anche Pd e Lei e Fratelli d’Italia hanno fatto la loro parte) ha da anni e anni impedito o osteggiato ogni fonte energetica reale. Ostracismo al gas e ai gasdotti (i No Tap, Emiliano…). Boicottaggio del fotovoltaico (sindaca Raggi a Roma, governatore Zingaretti in Lazio…). Ovunque la politica nazionale e locale si è compiaciuta di compiacere l’elettore che non vuole impianti, pali, pannelli, centrali, scavi, tubi…Così come Roma per far contenti e fessi i suoi cittadini-elettori che non vogliono impianti per smaltire rifiuti e quindi li “esporta” pagando in centinaia di milioni di euro e in monnezza permanente in strada, così la comunità gente che dice la sua-politica che ascolta la gente ha messo l’Italia tutta in una condizione di totale dipendenza quanto a fonti energetiche. Il che aggrava, mette un di più italiano sul caro energia a livello planetario. Da 7 mld del 2019 a 35 mld del 2022 per pagare l’energia stimano le aziende. Per limare il divario il governo di mld ne ha già metti quasi 9. La politica, Lega in testa, vuole il governo ce ne metta tutti i 30 e passa. Come? A debito, stampando denaro.

Debito e…state sereni

Nemesi, maledizione, sfortuna? Proprio no: l’inflazione e cioè la perdita di una quota di valore della merce denaro è la conseguenza lineare del metterne in circolo crescenti e poi esorbitanti quantità. E’ quel che, comprensibilmente e giustamente, hanno fatto i governi e le Banche centrali di tutto il pianeta: creare denaro era l’unica cura possibile contro la pandemia dell’economia. Ma…non esistono pasti gratis e quindi la creazione di denaro non poteva non produrre inflazione. Il confine tra rischio dovuto e azzardo fallito era ed è nel fermarsi al tempo e alla quantità sostenibili. Concetti sconosciuti alla comunità politico-corporativa di cui è intessuta la trama della società italiana. Nell’anno del ritorno del carovita l’Italia chiama a gran voce un carico da undici in denaro stampato a debito. C’è un carovita che s’incendia? Buttiamoci sopra un po’ di alcol di debito pubblico!